Intervista a un poliziotto incazzato

Pirola (Sap): "Umiliati e indeboliti da certi politici"

Il fronte anti polizia aveva criticato il blitz in stazione centrale a Milano. Il luogo dove giovedì un italo-tunisino sospettato di terrorismo ha accoltellato un agente e un militare: "Dichiarazioni che ci tolgono dignità. Abbiamo 6mila feriti l'anno, ma se ne fregano"

Marco Dozio
Polizia delegittimata dalla Sinistra, Pirola (Sap): "Umiliati e indeboliti da certi politici"

Foto ANSA. Il blitz di inizio maggio criticato dalla sinistra

Poliziotti aggrediti dai delinquenti. E umiliati da certa sinistra, anche istituzionale. Eseguono “pattuglioni” in stazione centrale a Milano per riportare decoro, per controllare, per fare il loro lavoro. Eppure vengono sommersi di critiche, infangati e additati da politici della sinistra presunta moderata, quella del “Modello Milano”, quella che governa e amministra, e che dunque dovrebbe distinguersi dai vezzi dell’estremismo rosso. Passano pochi giorni ed ecco che sempre lì, in stazione centrale, dove il “pattuglione” era inopportuno e larvatamente razzista, un italo-tunisino in odore di terrorismo islamico accoltella un agente e un militare che volevano identificarlo.

Massimiliano Pirola, segretario provinciale del Sap (Sindacato Autonomo di Polizia), i suoi colleghi sarebbero potuti morire.
Purtroppo sì, l’aggressore vagava indisturbato con addosso due coltelli da cucina ben nascosti. Proprio in stazione centrale, nel luogo in cui, secondo qualche politico illuminato, la polizia avrebbe sbagliato a fare il famoso pattuglione.

Cosa ha provato quando il sindaco di Milano Beppe Sala e Il Pd e hanno criticato l’intervento in stazione?
Non voglio riferirmi a qualcuno in particolare. Ma c'è un partito dell'antipolizia, diffuso e non limitato a un solo movimento politico, che ci sta togliendo la dignità di fare questo mestiere. Certe dichiarazioni e prese di posizione ci umiliano. Com’è possibile criticare un’operazione di controllo, detta in gergo pattuglione? Le abbiamo sempre fatte, in particolar modo in stazione centrale, e lo dico perché sono in polizia dal 1985. Ma non venivano definite deportazioni nazi fasciste o deportazioni razziali.

Le prese di posizione di certi politici rendono più difficile il vostro lavoro?
Indubbiamente, perché contribuiscono a diffondere una cultura "giustificazionista" che ci indebolisce. Una cultura che contribuisce a rafforzare il senso di impunità di chi vive nell’illegalità. Questo vale per i politici ma anche per l’autorità giudiziaria.

Si riferisce ad alcune sentenze lunari?
Un giudice recentemente ha messo in libertà un clandestino spacciatore di droga che aveva aggredito due agenti perché “insofferente ai controlli di polizia”. È passato il messaggio che picchiare la polizia non è reato, che ribellarsi a un controllo di polizia non è reato. Sembra diventato lecito sottrarsi ai controlli o aggredire le forze dell’ordine. Chi lo fa non subisce conseguenze, di fatto. Mentre noi andiamo a processo solo per aver fatto il nostro lavoro.

È in atto un cambiamento culturale pericoloso?
Ricorda la guerriglia urbana del 1 maggio 2015 a Milano? Ebbene, per i pochi accusati è caduto persino il reato di devastazione. Se non è stata una devastazione quella, di cosa stiamo parlando? Chi è il nemico? Chi difende il difensore? Sembriamo noi il nemico da combattere. Non possiamo assistere impotenti a quello che sta succedendo. Siamo a 6.000 feriti l’anno tra le forze dell’ordine.

Vi sentite abbandonati dalle istituzioni?
In questo contesto la politica cosa fa? Approva il reato di tortura. Mentre lascia i colleghi senza i mezzi per operare. A Milano mancano gli spray al peperoncino: o non ci sono o sono scaduti. E mancano i giubbotti antiproiettile sottocamicia. Non abbiamo gli strumenti per difenderci e limitare le offese al criminale di turno. L’unico mezzo di dissuasione di cui disponiamo, a differenza di quanto accade in altri Paesi, è la pistola: ed è assurdo nel 2017.

Siete messi nelle condizioni di assicurare un adeguato controllo del territorio?
No, nella maniera più assoluta. A Milano escono 12 o 13 volanti a turno rispetto alle 17 di qualche anno fa. Per non parlare degli uffici amministrativi che sono al collasso, oberati di lavoro. Al commissariato Garbaldi-Venezia solo l’anno scorso sono stati rilasciati 5.700 passaporti. E lì ci lavorano un ispettore e tre agenti, che devono fare accurate verifiche per ogni singolo permesso. Ma la politica se ne frega. Pensa a delegittimarci, a criticare normali operazioni di controllo e a introdurre il reato di tortura. Porto la mia solidarietà al questore di Milano, oggetto di attacchi vergognosi da parte di politici che non sanno di cosa parlano. Io sono un padre di famiglia e chiedo che venga restituita dignità al mio mestiere.

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