Aveva documenti falsi

Uccise il capo di una famiglia rivale: latitante rom arrestato nel Sassarese

L'omicido avvenne nel 2015 a Roma: i due si erano dati appuntamento per cercare di ricomporre i dissidi scaturiti dalla fine del matrimonio di due giovani

Redazione
Uccise il capo di una famiglia rivale: latitante rom arrestato nel Sassarese

Foto ANSA

È stato catturato venerdì mattina dagli agenti della Squadra mobile della Questura di Sassari un latitante, di etnia rom, che l'11 settembre 2015 aveva ucciso a Roma il capostipite di una famiglia rivale. Dean Sejdovic, di 24 anni, nato ad Albano Laziale (Roma), a bordo di un furgone aveva travolto Gimi Hailovic, di 60, morto in ospedale in seguito alle lesioni da schiacciamento. Il giovane latitante è stato rintracciato dalla polizia durante una perquisizione in un casolare nelle campagne di Bonnanaro, operazione che rientrava nell'ambito dell'attività finalizzata al recupero della refurtiva di alcuni colpi messi a segno a Sassari. L'arrestato si trova ora nel carcere sassarese di Bancali. Il sostituto procuratore Andrea Beccu ha chiesto l'esecuzione della custodia cautelare in carcere disposta dal Tribunale di Roma nel 2015.

L'uccisione era avvenuta in piazza dei Militari caduti nei lager, nella capitale. I capostipiti di due famiglie si erano dati appuntamento per cercare di ricomporre i dissidi scaturiti dalla fine del matrimonio di due giovani. La donna era andata via da casa accusando il marito di maltrattamenti, ma il chiarimento si era trasformato in una rissa a colpi di spranghe. Nel corso della colluttazione Dean Sejdovic si era messo alla guida di un furgone, poi dato alle fiamme, e aveva travolto il capo della famiglia rivale. Assieme a lui sono stati trovati altri tre rom, due donne e un uomo, nati a Pistoia, Roma e Mugnano di Napoli. Una delle due donne è minorenne ed è stata affidata a una casa di prima accoglienza. I tre sono stati denunciati in stato di libertà per favoreggiamento personale, mentre l'arrestato è stato denunciato anche per aver esibito documenti falsi. La sua identità è stata scoperta attraverso le foto segnaletiche del commissariato Esposizione di Roma che, all'epoca dei fatti, aveva eseguito le indagini.

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