SCHEGGE DVRACRVXIANE

Dalle lapidi ai citofoni: l’odio dei mondialisti per i nomi e le identità

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Helmut Leftbuster

Helmut Leftbuster

Helmut Leftbuster nasce a Roma abbastanza tardi da essersi goduto i mefitici effluvi scolastici e universitari del ’68. Nella vita non scrive (semmai parla!), ma lo fa per passione e missione, essendo un convinto assertore di quelle libertà di pensiero e di opinione che, ben 3000 anni dopo Atene e Roma, vengono messe sotto assedio da una sorta di Pensiero unico depressivo, nichilista e soprattutto antidemocratico.

Il suo nome nasce dal connubio fra l’aulicità del romanticismo nibelungico e lo humor “trash” col quale Egli si rende guastatore delle peggiori ipocrisie progressiste e radical-chic.

Il “castigat ridendo mores” contraddistingue da sempre il tenore tematico e stilistico sia delle sue collaborazioni (Qelsi, Arianna Editrice e, ora, anche Il Populista) sia della gestione del blog che coordina, Aristocrazia Dvracrvxiana, ove si ciondola dal ghibellinismo dantesco (la “Dvra Crvx” del Poeta e non la “moscia crux” di 4 fricchettoni post-conciliari) a ricette gastronomiche identitarie messe a tavola per onorare  contadini e pastori nostrani ed indurre giovanissimi e massaie a dire "basta!" a venefiche porcherie sottocosto globalizzate e a cazzarate eque e solidali.

Il suo motto è «alla "povertà" si guarda, non si crede».

Dalle lapidi ai citofoni: l’odio dei mondialisti per i nomi e le identità

I provvedimenti di “Bruxelles”, apparentemente quasi tutti sciocchi o insulsi, hanno in realtà finalità sempre ben precise: annullare le identità e spianare la strada al mondialismo. Già, perché cosa c’è di più identitario e contraddistintivo del titolo d’una strada, dei nomi sulle lapidi o dei cognomi sui citofoni? Questi ultimi, in particolare, rischiano di dare alla gente il polso di quanto stia cambiando la demografia di casa nostra; e questo non piace affatto ai burocrati della globalizzazione.

Ricordate quel famoso editto di Saint Cloud che tanto addolorò Foscolo, col quale il massone Napoleone voleva allontanare i cimiteri dalla frequentazione dei cittadini? Ecco, l’intento di simili provvedimenti “europeisti” è il medesimo: togliere dalla vista della gente tutto ciò che può creare in essa ricordo, identificazione, nostalgia e memoria, per ostacolarne l’attaccamento al territorio; o, al contrario, tutto ciò che può crearvi disappunto e disagio, in caso di modificazioni violente del proprio habitat.

Certo, dalle lapidi ai citofoni il passo non è così intuitivo; eppure a chi di noi non è capitato di tornare in un luogo caro e di verificare se ai portoni corrispondessero ancora i cognomi degli amichetti d’infanzia o di lontani parenti, per poi rimanere deluso nel vederli sostituiti con quelli di sconosciuti? Figurarsi quindi come possa sentirsi l’anziano salumiere di uno storico rione trasteverino, meneghino o partenopeo nel verificare, anche attraverso i nomi scritti sui citofoni degli stabili attigui alla sua bottega, che quel suo amato rione sta per trasformarsi in un suk.

Ebbene, tale coscienza ambientale desta nel cittadino una consapevolezza sociale (e quindi politica) che i globalisti reputano allarmante; e di conseguenza fanno di tutto per asfaltarne le asperità sopprimendola con argomentazioni assolutamente vacue e astratte tipo la “tutela della privacy”. Come se finora fossimo stati dei barbari ad aver indicato col nostro nome ad amici, postini e ufficiali giudiziari quale pulsante premere per citofonarci!

Va aggiunto che non è mai stato obbligatorio esporre sul citofono la targhetta col proprio nominativo; anzi, molti si sono sempre limitati a indicare solo il numero dell’ interno corrispondente; quindi da dove esce tutta questa foga di proibire un comportamento già deregolamentato di suo, se non da un’autentica ossessione per l’Identità? Ossessione confermata dallo scodinzolamento a quest’ennesima follia “europea” dei soliti “debunker” mondialisti, già in azione per screditare la notizia, così da anestetizzare il bruciore che la sua democratica divulgazione produce sulle intelligenze delle persone libere.

Ovvio che, di questo passo, si rivarranno presto anche sulla toponomastica delle strade: poiché sanno perfettamente che, tanto per dirne una, in un’Europa zeppa di islamici diverrà presto imbarazzante mantenere in vita vie dedicate alla battaglia di Lepanto o a condottieri come Marco D’Aviano o Scipione L’Africano.

Non a caso in America, patria del melting pot, in assenza di una memoria storica da vantare, nominano le vie coi numeri; ma noi che abbiamo 3000 anni di storia alle spalle possiamo permetterci di meglio.

Quindi, resistiamo.










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