Il ministero della Cultura dice no

La Tunisia vieta il film su Maometto

La pellicola ha suscitato molte critiche, ancor prima della diffusione del film, specie nei Paesi arabi a maggioranza sunnita. Solo l'Iran l'ha trasmessa

Redazione
La Tunisia vieta il film su Maometto

Il regista iraniano Majid Majidi. Solo il suo Paese gli ha concesso la proiezione del film "blasfemo"

Il ministero della Cultura tunisino ha negato l'autorizzazione alla proiezione del film ''Muhammad, il Messaggero di Dio'' dell'iraniano Majid Majidi annunciata al cinema Colisee di Tunisi, in presenza del regista, per il 21 settembre prossimo. Sembra così voler evitare ogni tipo di problemi la direttrice della sezioni arti audiovisive del ministero della Cultura tunisino, Mounira Ben Halima, spiegando ad una radio locale che ''è sicuramente vero che la Costituzione tunisina consacra la libertà creativa ma questo film rientra in una categoria a parte. La personificazione e la raffigurazione dei profeti causano problemi all'interno della nostra società e toccano fondamenti della nostra religione che giustificano il motivo per cui questa pellicola non abbia ottenuto il permesso ministeriale alla proiezione''.


La direttrice ha affermato inoltre che fino ad oggi il ministero non ha ricevuto ancora alcuna domanda ufficiale da parte del distributore del film e della sala cinematografica, cosa che rende tecnicamente impossibile la sua proiezione in Tunisia. L'Università Al Azhar del Cairo aveva vietato la proiezione in tutti i paesi arabi del film di Majidi uscito a fine 2015, e solo l'Iraq non applicò la restrizione. Il film, ambientato nel VI secolo, è la prima parte di una trilogia sulla vita del profeta dell'Islam e racconta gli eventi dei primi 12 anni di vita di Maometto.


Secondo i canoni della religione islamica sono vietate le rappresentazioni di simboli religiosi, Dio e i profeti. Questo per due motivi fondamentali, perché non sarebbero rappresentazioni veritiere e per non incoraggiare l'idolatria, perché l'immagine stessa non diventi più importante di ciò che rappresenta. Nel film del regista iraniano il profeta appare in alcune scene in carne e ossa, anche se non si vede mai il suo volto. Questo ha suscitato molte critiche, ancor prima della diffusione del film, specie nei Paesi arabi a maggioranza sunnita.

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