IpocrIslam

Dando per buoni i 23.000, solo l’1% dei musulmani è andato in chiesa

In Italia le persone di fede islamica sono 1.700.000. E, poi, che dire del fatto che il Corano autorizza a mentire nell'interesse della causa islamica?

Fabio Cantarella
Dando per buoni i 23mila, solo l’1% dei musulmani è andato in chiesa

Fonte Ansa

Sarebbero 23.000 i musulmani che si sono recati in una chiesa italiana a pregare insieme ai cattolici per esprimere solidarietà e prendere le distanze dalle belve che hanno sgozzato un prete, padre Jacques Hamel, nella chiesa di Rouen. A renderlo noto è Foad Aodi, presidente della Comunità del Mondo Arabo in Italia. Un gesto che i vertici del Vaticano hanno definito “enorme” e il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha salutato come la “via del coraggio contro il fondamentalismo”.

Si è scomodato anche qualche attore come Alessandro Gassmann che commentando una foto scattata in una parrocchia catanese ha parlato di “una grande vittoria”. C’è da chiedersi però, senza ipocrisie e teatrini vari, qual è il reale valore da dare a quest’evento.

Innanzitutto occorre premettere che le persone di fede musulmana in Italia sono ben un milione e settecento mila. Pur volendo dare per buona la notizia dell’adesione di 23.000 islamici, ciò equivale a dire che all’iniziativa ha aderito poco più dell’1% dei musulmani che vivono in Italia. Un po’ pochini considerati i gravi attentati che stanno turbando la serenità del mondo in nome del Corano, da Dacca a Rouen per l’appunto. A questo occorre aggiungere che qualche imam si è pubblicamente dissociato come il portavoce della Grande Moschea di Roma.

E che dire della circostanza che il Corano autorizza a mentire nell’interesse del suo disegno? Ci riferiamo al concetto islamico di taqiyya, ossia la pratica di mentire nell’interesse dell’Islam, per infiltrarsi nei paesi non islamici e conquistarli. La taqiyya è alla base della propaganda musulmana presente oggi in Occidente, a partire dall’affermazione secondo cui l’Islam promuoverebbe l’uguaglianza dei diritti per le donne.

La taqiyya garantisce ai musulmani la possibilità di infiltrarsi in Dar-al-Harb (la “casa della guerra”, ovvero l’insieme di tutti i paesi non Islamici del mondo) per insediarsi nelle città e nei luoghi vitali dei nemici, per piantare il seme della discordia e della sedizione. Questi “agenti” agiscono per conto delle autorità militari musulmane: uno dei principali obiettivi è quello di causare divisioni tra gli avversari mentre al contempo si sminuiscono le responsabilità dell’Islam con frasi del tipo: “Oh, ma io non sono religioso”, “Oh, ma quello non è il vero Islam, ti stai sbagliando, c’è così tanta disinformazione”, “oh, ma quella è un’interpretazione sbagliata”, “fratello, l’Islam significa pace, amore”.

E le minacce ai cristiani son continuate anche oggi. L’Isis ha appena pubblicato un nuovo numero della sua rivista ideologica Dabiq. Nella copertina è raffigurato un militante con la bandiera del Califfato che abbatte una croce sul tetto di una chiesa. Sopra campeggia il titolo “Rompiamo la Croce”. Nella rivista sono anche presenti inviti ai “soldati nascosti” ad attaccare i “crociati”.

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