Passo dell'oca all'orizzonte

Il Governo mette il guinzaglio a polizia e magistrati: "Informateci delle indagini"

Se un giudice chiede delle verifiche, gli agenti saranno tenuti a informarne i superiori in una scala gerarchica che arriva fino ad Alfano

Alessandro Morelli
Il Governo mette il guinzaglio a polizia e magistrati: "Informateci delle indagini"

Se indaghi sul Governo sappi che il Grande Fratello renziano lo verrà a sapere. È con un semplice decreto che il Governo mette l'orecchio nelle indagini della magistratura ed esattamente con il testo che riguarda "disposizioni in materia di razionalizzazione delle funzioni di polizia e assorbimento del Corpo forestale dello Stato", approvato il 19 agosto scorso che certifica come Renzi & C. controllino le forze dell'ordine e le azioni della magistratura ancora prima che le indagini diventino vere accuse.

Renzi e i suoi ministri scrivono che entro il 1° Gennaio 2017 "al fine di rafforzare gli interventi di razionalizzazione volti a evitare duplicazioni e sovrapposizioni, anche mediante un efficace e omogeneo coordinamento informativo, il capo della polizia-direttore generale della pubblica sicurezza e i vertici delle altre forze di polizia adottano apposite istruzioni attraverso cui i responsabili di ciascun presidio di polizia interessato, trasmettono alla propria scala gerarchica le notizie relative all'inoltro delle informative di reato all'autorità giudiziaria, indipendentemente dagli obblighi prescritti dalle norme del codice di procedura penale".

In italiano,  ogni agente di polizia giudiziaria che consegna un rapporto o l'esito di un accertamento alla magistratura, deve comunicarlo al suo superiore. Il quale a sua volta informerà il proprio. Una novità che aggira, attraverso un'esplicita deroga, il segreto sugli atti d'indagine fissato dal codice. Quindi se un poliziotto dovrà indagare sul ministro è certo che il ministro verrà informato dell'indagine con una regola, come scrive il Corsera, che viene applicata a tutti i Corpi tanto che il capo della polizia Franco Gabrielli ha diramato l'8 ottobre una circolare di cinque pagine per spiegarne l'applicazione.


Seguendo la lettera del decreto, si precisa che il nuovo obbligo scatta quando viene trasmessa una notizia di reato, ma "non si esaurisce con la fase dell'invio dell'informativa"; dura per l'intera inchiesta, e ricomprende tutto ciò che "rappresenta uno sviluppo" dell'atto iniziale e "fino alla conclusione dell'atto preliminare".


Chiaramente la magistratura prende posizione su questa "norma a dir poco sorprendente", come spiega il procuratore di Torino Armando Spataro: "Ci sono possibili profili di incostituzionalità, ma c'è un contrasto anche con alcun norme del codice di procedura che attribuiscono al pm il ruolo di dominus esclusivo dell'indagine". Mentre con il decreto "il segreto investigativo rischia di diventare carta straccia". Secondo Spataro, "è un'ulteriore evoluzione della generale tendenza a spostare ogni attività verso l'esecutivo, persino la guida della polizia giudiziaria".

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