Condanna per "discriminazione"

Bonus bebè, la Cgil: "Datelo agli immigrati". E il giudice esegue

L'Inps escludeva dal fondo per la maternità gli extracomunitari privi di permesso di soggiorno lungo. Una sentenza del Tribunale di Bergamo ha condannato l'istituto obbligandolo a risarcire 24 stranieri con 800 euro ciascuno più un forfait di 3.000 euro

Redazione
Bonus bebè, la Cgil: "Datelo agli immigrati". E il giudice esegue

Foto ANSA

Dal bonus bebè, attraverso una circolare dell’Inps, erano stati esclusi gli immigrati privi di permesso di soggiorno lungo. E così la Cgil è passata all’offensiva insieme a un’associazione di avvocati pro immigrazione, sostenendo il ricorso in tribunale di 24 stranieri provenienti da Egitto, Marocco, Senegal, Pakistan, Ecuador, Bolivia, India, Burkina Faso, Tunisia, Albania, Costa d’Avorio e Nigeria, con l’obiettivo di modificare la normativa e far sì che i fondi per la maternità vengano elargiti anche agli extracomunitari.

La Cgil di Bergamo, con il caf Inca Cgil e l’associazione Asgi (Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione), l’ha spuntata al tribunale bergamasco, sezione lavoro, con il giudice Sergio Cassia che il 30 novembre ha emesso un’ordinanza con la quale stabilisce che l’Inps “fa discriminazione”, condannando l’istituto a risarcire i ricorrenti.

Le 24 famiglie di immigrati incasseranno 800 euro ciascuna più interessi, ovvero l’importo del bonus bebè “negato”, oltre a un forfait di 3.000 euro per le spese sostenute. “Secondo il Tribunale di Bergamo l’esclusione contrasta non solo con il testo della legge italiana, ma anche con una direttiva dell’Unione Europea, che garantisce la parità di trattamento nell’accesso alle prestazioni di maternità a tutti i migranti titolari di un permesso per famiglia o per lavoro – spiega Annalisa Colombo, responsabile dell’Ufficio Migranti della Cgil bergamasca, secondo quanto riporta Bergamonews-. Quello relativo alle 24 mamme è solo uno dei molti ricorsi rivolti al Tribunale per rappresentare circa 200 donne”.

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