balle renziane

Jobs Act, il lavoro che non c'è

Ma il ministro Poletti è sempre ottimista. Anche perché lui lo stipendio ce l'ha sempre assicurato...

Alfredo Lissoni
Jobs Act, il lavoro che non c'è

Con il Jobs Act non crescono le assunzioni. I dati raccolti da Unioncamere sono impietosi. Nonostante le promesse e gli annunci di Renzi. La Lombardia sale molto lentamente, dello 0,4% nei primi tre mesi del 2015 ed altrove è anche peggio. Ma nella Regione che più volte è stata celebrata dalla politica come il motore e traino del Paese si scopre che gli incentivi fiscali e le norme del Jobs Act non hanno minimamente portato ad un aumento delle assunzioni; semmai, i lavoratori sono stati rimescolati nelle varie tipologie contrattuali (anche se qualcuno spaccia il fenomeno come “nuove assunzioni”; si tratta invece dello stesso numero di lavoratori a cui il contratto di lavoro è stato modificato). “I lavoratori si spostano tra i settori”, ha denunciato Unioncamere. Non solo, nell’artigianato la maggior parte dei settori registra un calo del livello della produzione rispetto ad un anno fa. Secondo Unioncamere, crescono solo il settore siderurgico e quello meccanico, del 2%.


Nel primo trimestre 2016 è andata anche peggio. Le assunzioni sono in calo, nonostante le sparate mdiatiche del premier. Lo ha certificato l'INPS. Che ha rimarcato come "tra gennaio e marzo siano state assunte 1,18 milioni di persone a tempo indeterminato". Anche se sembrano grandi numeri, sono il 12,9% in meno rispetto allo stesso periodo del 2015. A livello annuale invece il calo è ancora più sorprendente: -33,4% di assunti in meno, segno che la riforma del lavoro stenta a decollare. Calano poi gli assunti a tempo determinato, l'1,7% in meno in un anno, mentre i contratti di apprendistato restano praticamente allo stesso livello, facendo registrare un incremento dello 0,1%. Per quanto riguarda invece il cavallo di battaglia di Renzi, ovvero la trasformazione dei contratti da tempo determinato in indeterminato grazie al Jobs Act, arriva un'altra battuta d'arresto: -31,4% nei primi 3 mesi del 2016 rispetto allo stesso periodo del 2015.


Nessun dubbio sfiora invece il governo renziano dell’ottimismo, che sembra ricalcato sulla vecchia pubblicità di un centro commerciale. Il ministro del lavoro (che non c’è) Giuliano Poletti ha dichiarato in passato: “Sono ottimista. Ci sono le condizioni perché l'Italia riparta e produca nuove opportunità di lavoro". I dati lo hanno smentito. E adesso ci chiediamo: con una classe politica che per anni ci ha ripetuto che “il lavoro fisso non c’è più” e che ha mascherato questa vergognosa carenza con il termine flessibilità, il dubbio è se esista ancora il tempo indeterminato...

 

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