scenari prossimi venturi

L'Occidente contro Putin. C'è da stare allegri

Il consumismo, i mercati, il capitalismo, l’individualismo del Vecchio Continente sono da ritenersi valori? Sì, ma negativi. Prima parte dell'analisi geopolitica di Marco Mari

Marco Mari
L'Occidente contro Putin. C'è da stare allegri

Al Forum Internazionale sull’economia di San Pietroburgo Matteo Renzi ha racimolato l’ennesima figuraccia mondiale mettendosi a chattare con telefonino mentre stava parlando col presidente della Russia Vladimir Putin, dimostrando tutta l’inutile e sterile arroganza sua e dell’intero Occidente. Un Occidente che continua ad attaccare la Russia per nascondere la sua enorme debolezza data dall’assassinio dei propri valori fondativi, in primis il Cristianesimo, in favore del relativismo culturale e religioso. Dobbiamo chiederci, oggi, che cosa rappresenta l’Occidente. Il consumismo, i mercati, il capitalismo, l’individualismo sono da ritenersi valori? Se lo sono, a mio vedere sono valori negativi, in quanto hanno portato ad una distruzione completa della società che mai come oggi è disorientata e atomizzata. E che ora si trova sotto attacco dei poteri forti, che sono gli unici soggetti che hanno tratto vantaggio dalla rottamazione della nostra Storia.


Pochi grandi gruppi industriali e finanziari controllano il 90% cento dell’economia e della politica e continuano ad impoverire territori e famiglie. Un sistema che da agricolo e industriale si è trasformato in speculativo e parassitario, che per sopravvivere ha bisogno di nuovi spazi da sfruttare, che si trovano a est: Russia e Cina. Per arrrivarci, o si trova il modo di insediarvi governi amici come in Sudamerica ed Europa oppure, se non si riesce con le buone, si orchestrano cambi di regime in stile Ucraina. Come ultima ratio, si fa scoppiare una guerra. Solo che Russia e Cina non sono Iraq o Libia. Gli USA già negli anni ’90 avevano messo le mani sulle macerie dell’URSS, crollata sotto il peso del comunismo grazie all’era di Boris Eltsin; si accaparrarono le immense ricchezze di quel paese fallito per un tozzo di pane.


Ma a rompere le uova nel paniere agli americani arrivò Putin che, diventato presidente, nazionalizzò le aziende strategiche dopo averle tolte con le buone o con le cattive agli oligarchi e divenne in poco tempo da nuovo aderente alla NATO al nemico da abbattere. Da allora l’Occidente ha continuato ad alzare i toni contro il Cremlino; l'offensiva è sfociata due anni fa nelle sanzioni contro Mosca: mentre Renzi faceva il fenomeno davanti al presidente Putin l’Europa rinnovava le sanzioni alla Russia. Nonostante la recessione e la deflazione dell’Eurozona facciano chiudere migliaia di aziende, la guerra economica continua. La perderemo. Poiché la Russia sta già stringendo accordi commerciali con diversi paesi extraUe che finiranno per sostituire i nostri prodotti coi loro. Ma davvero un Occidente senza anima e dignità e senza identità pensa di sottomettere i russi?


La Russia di Putin non è quella spenta e distrutta da Eltsin. Quello di Putin è un paese sterminato, ricchissimo di materie prime e di idrocarburi, di risorse agricole e naturali; vitale e in forte sviluppo, caratterizzato da una spiccata e profonda identità storica e culturale, sulla quale il presidente ha puntato molto. Le radici sono sempre state la forza del popolo russo che non è mai stato sottomesso da potenze straniere. Nel XVI secolo ha respinto l’invasione svedese, nel XVII secolo quella polacca, nel 1812 l’invasione napoleonica e nel Novecento ha resistito e ricacciato indietro le armate tedesche.

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