addio, samurai

Bastardi jihadisti: Cristian, da manager a imprenditore. Ucciso dall'Isis

Proclamato nell'udinese il lutto cittadino. La famiglia chiede riserbo: le sue due gemelline di tre anni non sanno che papà non tornerà più

Redazione
Bastardi jihadisti: Cristian, da manager a imprenditore. Ucciso dall'Isis

A Feletto Umberto, paese in comune di Tavagnacco (Udine), tutti conoscevano Cristian Rossi, una delle vittime italiane dell'attacco terroristico di Dacca. Cristian era sposato e lascia due gemelline di appena tre anni. "Una famiglia distrutta", come ha detto il sindaco di Tavagnacco, Gianluca Maiarelli, esprimendo "la vicinanza dell'amministrazione comunale e la disponibilità a mettersi a disposizione per qualunque tipo di esigenza possa avere la famiglia in questi giorni". In occasione dei funerali, ha riferito il sindaco, l'amministrazione pensa già di "proclamare il lutto cittadino". La famiglia, però, ha chiesto riservatezza, in particolare per proteggere le due bambine, ignare della morte del papà.


Ma Cristian, divenuto imprenditore tessile dopo essere stato precedentemente manager del settore, ha lasciato il vuoto anche in chi lo aveva conosciuto sul lavoro. "Un gran lavoratore, estremamente preciso e competente. Pronto a trovare sempre il lato positivo delle cose": è così che gli ex colleghi ricordano l'imprenditore friulano. Per anni aveva lavorato per la Bernardi come buyer proprio in Bangladesh, dove aveva il compito di comprare la merce e seguire i fornitori. E proprio grazie all'esperienza maturata, quando il gruppo tessile friulano aveva cessato l'attività, si era messo in proprio avviando con un collega un'attività di importazione di capi di abbigliamento realizzati nelle fabbriche di Dacca per conto di aziende italiane.


Un ricordo di apprezzamento viene anche dal mondo sindacale: "Era una persona di spirito, anche nei momenti più difficili riusciva sempre a fare la battuta per sdrammatizzare le situazioni e fare gruppo", ricorda il segretario provinciale della Filcams Cgil di Udine, Francesco Buonopane, che aveva avuto modo di conoscerlo durante i delicati momenti della vertenza sindacale della Bernardi.

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