il parere del neurobiologo

Contro il sonno della ragione, nuovo libro di Maffei

La nostra società, ormai inondata da messaggi visivi rispetto a quelli linguistico-verbali, inibisce l’attività dell’emisfero sinistro

Stefania Genovese
Contro il sonno della ragione, nuovo libro di Maffei

Arriva in libreria Elogio della ribellione, di Lamberto Maffei edizioni Il Mulino. Una lettura  stimolante ed interessante, un pamphlet critico scritto con genialità, freschezza, lucida analisi e permeato da una grande erudizione in grado non solo di stimolare il cervello ma di appagare anche l'anima conducendola per mano, lentamente ma ponderatamente alla ricerca della libertà di pensiero e di riflessione. Un elogio della ribellione contro la pandemica dromologia espansa dai media e dal web che annichiliscono lo spirito ed annebbiamo il pensiero con ridondanti stimoli multisensoriali. L’autore, Lamberto Maffei neurobiologo e vicepresidente dell'Accademia Nazionale dei Lincei ci conduce, con una prosa spontanea e semplice, e mediante citazioni  illustri “ad hoc”, ma sempre equilibratamente incastonate nel ritmo della narrazione, a meditare  e a dubitare dello “status”  collettivamente etico, economico-consumistico, ed effimeramente positivista del nostro mondo.


Da spirito inquieto, come lui stesso si definisce, rileva che tecnologia e globalizzazione hanno nel contempo causato solitudine, sovraccaricando il nostro cervello di stimoli accellerati, levando così spazio alla riflessione  e deprivandolo di stimoli fisiologici puri come quello di assaporarare la natura e la sua realtà palpitante di vita. Colui che è connesso alla rete infatti sperimenta il "paradosso della solitudine" perchè nonostante  attraverso essa, invii e riceva informazioni mediante strumenti informatici, si sottrae, al tempo stesso, al contatto affettivo con gli altri. Questa avviluppante rete di comunicazione ci illude dunque di costruire interelazioni solide e dialettiche, dimostrando di essere invece solo una chimera che sfrutta solamente il cervello visivo a scapito di quello del linguaggio, creando una dicotomia tra la rapidità del ragno della comunicazione (così lo definisce Maffei) e la necessaria lentezza delle nostre operazioni mentali.


Il cambiamento in atto nella comunicazione rappresenta dunque una sorta di involuzione in quanto enfatizza la funzione dell’emisfero destro visivo-spaziale che 3 milioni di anni fa garantiva la sopravvivenza degli esseri umani, mentre oggi atrofizza l’emisfero sinistro specializzato nel linguaggio e sede della razionalità. Dunque la nostra società ormai inondata  da messaggi visivi rispetto a quelli linguistico-verbali inibisce l’attività dell’emisfero sinistro. Il progresso delle comunicazioni ha inoltre portato come effetto negativo collaterale anche la possibilità di ingannare il prossimo; i media sono spesso delle sirene che con blandizie ed affabulazioni linguistiche irretiscono il cittadino e lo rendono preda di false verità che sono il prodotto di propagande politiche tessute da banche e ricchi imprenditori capaci di plagiare i mezzi di comunicazione a proprio vantaggio.


Nell’Elogio della lentezza l’autore si era soffermato sulla bulimia dei consumi, prodotto mentale indotto a cui corrispondeva un’anoressia dei valori; in questo saggio invece oltrepassa questa ipotesi arrivando a precognizzare un processo mentale unico che più ti incita a consumare, più ti allontana dai valori tradizionali della civiltà, perché il consumismo è correlato al pensiero rapido di marca instintuale e primitiva, ma per natura acritico e superficiale. La rete delle comunicazioni diventa così una protesi efficiente che cerca di sostituire il cervello individuale con quello collettivo, ingabbiando la libertà di pensiero e l’originalità.


Certamente Maffei non intende demolire il progresso e la tecnologia in sé, ma ci sprona a riflettere su  come ogni strumento sia un opera meravigliosa dovuta al nostro cervello. Tuttavia se lo stesso artefatto tende ad integrarsi col corpo e a diventarne protesi, viene compromessa la stessa biologia e può accadere che esso alieni le nostre relazioni, la nostra umanità rendendoci schiavi, simbionti approssimativi, apatici nei confronti dell’ambiente. Così l’uomo tende a conseguire un prodotto finale da utilizzare e basta, eludendo il processo inerente all’analisi conoscitiva stessa. La scuola, invece, ormai avvilupata in questa spirale di conoscenza velocizzata, abdica la sua principale funzione di istituto di “formazione” e di cultore di valori, prediligendo invece la diffusione della “informazione”, e recusando le capacità di concentrazione e di argomentazione, motori principali della razionalità.


L’economia ed il consumismo hanno poi provocato la fine della gioia di conoscere per conoscere, del proprio arricchimento culturale a favore di un indottrinamento tecnico e superficiale che faciliti occupazioni redditizie perché ovunque regna l’idololatria del denaro. Occorre dunque secondo questo eminente Professore, operare una svolta, rallentare, e tornare a formare cittadini critici, che sappiano discerenere i messaggi ingannevoli ed elusivi dei mercanti e dei politici di carriera, cosicchè ritornino ad “aprire” il proprio cervello! Infatti, la ragione, asserisce Maffei, non vuole ragioni ma diritti uguali per tutti ed il suo buon uso ci consente di avere il giusto disincanto per approcciare il futuro, e di essere in grado di sondarlo anche dubitativamente. Questo comporterebbe il ritorno della passione per il sapere ed il piacere di pensare e colloquiare con il prossimo in una prospettiva di condivisione delle proprie competenze ed individualità.


Perché se è vero come rappresentò in un suo celebre dipinto Francisco Goya che  “il sonno della ragione genera mostri”, è altrettanto vero che “l’oppressione e l’obnubilamento della ragione per opera della rete” determinano, mefistofelicamente che essa divenga una scolorita ed immemore protesi di un cervello collettivo spesso acritico, plagiato ed imbrigliato in una obbligata, distorta, mendace ed al contempo allettante ragnatela ricettacolo mefistofelico dell’oblio della cognizione.

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