immigrati sfruttati, IL PRECEDENTE

Coi tuoi soldi il Pd e la Coop gestiscono gli stranieri...

Il PD locale li aveva utilizzati per lavorare (gratis?) alla propria festa

Redazione
Quella coop che faceva i soldi con i profughi

Foto ANSA

Accadeva a Reggio Emilia l'anno scorso. Il PD, attraverso il segretario locale Andrea Costa, aveva detto che l’obiettivo era quello di “permettere a questi ragazzi di fare un po’ di socialità” e che l’operazione avrebbe garantito un risparmio sicuro allo Stato. “Il vitto che i ragazzi consumano quando lavorano a FestaReggio viene decurtato dal contributo che lo Stato riconosce per la loro gestione”. “Peccato che né il Pd né la cooperativa sono riuscite a dimostrare documenti alla mano l’accordo con lo Stato per decurtare i 21.600 euro, il contributo che il governo avrebbe dovuto dare alla Dimora di Abramo nei giorni della kermesse piddina”, aveva però sottolineato il quotidiano Libero.


Aggiungendo: “Così sono iniziati a venir fuori anche alcuni retroscena sulla stessa coop, che ha vinto il bando per la gestione dei profughi di Reggio. A quanto pare, grazie all’ospitalità ai migranti, si arricchisce enormemente. Ed arricchisce i suoi soci. Dai documenti contabili della cooperativa, infatti, risulta che nell’ultima assemblea del 26 maggio, due sacerdoti che da anni si occupano di accoglienza hanno votato contro la chiusura del bilancio 2014. Il motivo è la decisione da parte dei soci di distribuirsi 59.000 euro di utili della cooperativa. Non pochi, e occorre considerare che sono solo una parte degli utili che ogni anno la cooperativa riesce ad ottenere. Nel 2014 il fatturato è passato da 2,22 milioni a 3,51 milioni, l’utile di esercizio è cresciuto. Alla faccia dell’accoglienza. I due parroci che hanno votato contro il bilancio 2014, infatti, denunciavano proprio l’inopportunità della redistribuzione degli utili".


Uno dei due prelati, don Daniele Simonazzi, ha dichiarato alla Gazzetta di Reggio: “Ricordo bene quell’assemblea; i soci della Dimora d’Abramo votarono per dare a loro stessi gli utili. Quei soldi dovevano servire per dare servizi migliori a quella povera gente che vogliamo accogliere…”. L’altro socio in dissenso è stato – stando ai verbali dell’assemblea – un altro prete di frontiera, il missionario don Eugenio Morlini. Mentre un terzo sacerdote, don Giuseppe Dossetti, dopo aver fatto mettere a verbale le sue perplessità, alla fine, votò a favore.

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