Roma: 25° anniversario dell’Università Campus Bio-Medico (UCBM)

Edoardo De Angelis: amare il mondo appassionatamente

Rappresentazione teatrale e lettura in musica dei testi di San Josemaría Escrivá, fondatore dell’Opus Dei, per le "nozze d’argento" del policlinico che sperimenta del 1994 la “scienza al servizio dell’uomo”. Ne parliamo con uno dei protagonisti dell’evento di domani a Roma che, insieme, ha un valore spirituale, artistico e culturale

Giuseppe Brienza
Edoardo De Angelis: amare il mondo appassionatamente

Il cantautore romano Edoardo De Angelis durante un concerto

Oggi pomeriggio (ore 17), a conclusione degli eventi per il 25° anniversario della fondazione dell’Università Campus Bio-Medico (il Policlinico Universitario fu inaugurato nel 1994 nella sede di via Longoni, nel sud-est della Capitale), vari attori, musicisti e uomini dello spettacolo terranno a Roma una “lettura in musica” dei testi del fondatore dell’Opus Dei San Josemaría Escrivá (1902-1975), al quale si deve l’ispirazione di questa grande opera sociale e scientifica insieme. La rappresentazione teatrale, che avrà luogo su un palcoscenico davvero speciale come quello dell’Aula Magna (“Trapezio”) dell’UCBM (via Alvaro del Portillo 21), con supporti multimediali e la viva voce degli artisti coinvolti, fra i quali Edoardo De Angelis, Neri Marcorè e Tosca, riproporrà "Amare il mondo appassionatamente”, la celebre omelia pronunciata dal sacerdote spagnolo l'8 ottobre del 1967 nel campus dell'Università di Navarra, davanti a più di quarantamila persone provenienti da molti Paesi europei.

Ne parliamo con uno degli artisti promotori dell’evento romano, il cantautore Edoardo De Angelis che, dall'inizio degli anni Settanta, l’epoca d'oro del Folkstudio, si è impegnato per il successo di alcuni dei più grandi nomi del cantautorato italiano, da Francesco De Gregori a Sergio Endrigo e ha collaborato, tra gli altri, con Fabrizio De André, Lucio Dalla, Franco Battiato, Mina.

Come nasce la tua collaborazione a questo singolare evento artistico?

Nasce, curiosamente, dalla natura profondamente laica, democratica e progressista del mio pensiero. In questi ultimi anni, soprattutto dall’inizio del pontificato di Papa Francesco, ho riscontrato una crescente, notevole prossimità tra le mie idee e quelle proposte dal mondo cattolico, soprattutto per quanto riguarda la visione del mondo esterno, degli “altri”. L’insegnamento cattolico tende a combattere l’ignoranza, che genera la paura, e ostacola l’accoglienza. La presenza costante della spiritualità nel mondo delle esperienze rappresenta, a mio avviso, una forma etica di pensiero, una comune regola del vivere, che dovrebbe informare il quotidiano di ognuno di noi.

Come nasce il tuo rapporto con l’Università Campus Bio-Medico di Roma?

Nacque in occasione di uno spettacolo realizzato proprio nel “Trapezio”, insieme all’amico Neri Marcorè, poco prima del passato Natale. Si stabilì in quel caso un rapporto più profondo rispetto al normale scambio di sentimenti tra artista e pubblico. Evidentemente era nato qualcosa che avrebbe reso necessaria una rinnovata presenza di Neri e mia in quello stesso spazio, per dare voce alle parole dell’omelia. A noi si aggiunge la partecipazione di Tosca, attrice e cantante di grandissima sensibilità, e la chitarra elegantissima e raffinata di Massimo De Lorenzi, musicista “classico” che spesso accompagna Tosca.

Nel mondo musicale italiano che va dagli anni Settanta ad oggi, cos’è cambiato nel modo tanto insegnato da San Josemaría Escrivá di vivere la santità nascosta nelle situazioni più comuni?

Non posso naturalmente parlare nel dettaglio delle opere di miei colleghi. Per quanto riguarda me, ho sempre avvertito la necessità di vivere una forma “etica” della mia professione. Vale a dire che nelle mie canzoni necessariamente deve esserci una ragione di base, una filosofia. Non certo un insegnamento, per carità… ma almeno l’espressione chiara di un impegno, che sia esso semplicemente di carattere sentimentale, o più alto e universale, di carattere sociale. Mi sono sempre tenuto lontano dalla canzone “politica” e dai pericoli della retorica fine a sé stessa, ma d’altra parte credo che nelle mie canzoni, anche nelle più semplici e immediate, si riveli sempre il desiderio di un impegno, la certezza di una posizione assunta e dichiarata, nelle forme più comuni e schiette del vivere quotidiano.

Cos’ha a che fare la canzone come forma d'arte con la spiritualità?

Rispondo a questa difficile domanda con una semplificazione estrema. Quando una canzone è sentita, è “alta”, a mio avviso è sempre paragonabile a una preghiera, generalmente intesa come preghiera laica. Le aspirazioni dell’uomo, la sua posizione nel mondo, il suo desiderio di una vita migliore (per sé, ma soprattutto per gli altri!), sono, a mio avviso, i sentimenti che informano la canzone come forma d’arte. Un’arte forse lieve, minuscola, ma anche capace di raggiungere milioni di anime in brevissimo tempo. Se ci fosse spazio, potrei citare i versi finali della mia recente “Padre nostro”, che è stata definita dalla stampa e dagli operatori d’informazione, appunto, una “vigorosa e straziante preghiera laica”…

Visto che con le Università di Bari, Chieti, Parma e Macerata hai avviato una collaborazione per proporre il tuo Corso di canzone italiana d’autore, cosa ne pensi delle proposte di difesa e promozione della musica e degli artisti italiani?

Da questo punto di vista mi considero un soldato (di pace!) della canzone d’autore, come opera dell’ingegno che possa essere utile agli altri, come punto di riflessione, come sensibilizzazione universale ai problemi del mondo (contro tutte le violenze in genere, ad esempio, tra le quali non trascurerei le violenze compiute ai danni dell’ambiente). Inoltre, credo che in questi tempi così impervi per il mantenimento di un discreto assetto culturale, la canzone d’autore si presti a divenire uno scrigno, un forziere nel quale viene conservato, e ben custodito, il tesoro della lingua italiana, grammatica e tempi verbali inclusi, oltre alle innumerevoli fioriture di colori e di espressioni. Una lingua che può certamente essere usata con fantasia, con modernità, ma che va soprattutto conosciuta, imparata, amata e rispettata.

Ci puoi parlare del tuo ultimo album di inediti NuoveCanzoni e della pubblicazione del libro (Arcana, Castelvecchi, 2019) La gara di sogni?

L’album è una larga raccolta di canzoni inedite, e desidera parlare di piccoli e grandi sentimenti condivisi, e dei miracoli, piccoli e grandi, nei quali ci imbattiamo nella vita di tutti i giorni; sarebbe opportuno viverla appieno, con attenzione, interpretarla con amore. Il libro non è un’opera di letteratura, ma racconta i miei (primi) cinquant’anni di mestiere, tra avventure e disavventure, e nel contempo traccia cinquant’anni di storia della canzone d’autore italiana, nella quale si affacciano i volti dei tanti preziosissimi amici che sono stati, e sono, la vera ricchezza della mia vita.

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