Il “Flop Act” di Renzi: la mazzata finale nelle reni dei lavoratori

Mariano Picarella
Il “Flop Act” di Renzi: la mazzata finale nelle reni dei lavoratori
Tra le molte cose inefficaci di cui si è reso protagonista l’esecutivo del non eletto Renzi, forse la riforma del diritto del lavoro, attuata mediante diversi provvedimenti legislativi varati tra il dicembre 2014 e il settembre 2015, merita di stare tra le primissime posizioni nella classifica delle negatività. Come spesso accade, anche in occasione del referendum costituzionale, il Premier ha la capacità di spacciare per buono ciò che invece nei fatti risulta essere inadeguato, inutile e a tratti perfino dannoso per la collettività. Insomma il classico mercante abusivo che vende merce contraffatta facendola passare per originale (ovviamente lievitando il prezzo). Il “Jobs Act” è l’esempio calzante di un prodotto presentato ai cittadini come ottimo, ma che alla fine si è rivelato essere una vera mazzata che è andata a colpire il già precario mondo del lavoro in Italia. La riforma, in teoria, avrebbe dovuto contrastare appunto il precariato, con la nuova tipologia di contratto a tutele crescenti e a tempo indeterminato per i nuovi assunti, con la creazione di tutta una serie di sussidi di disoccupazione dai nomi più fantasiosi (ASDI, DIS-COLL, NASPI), con un indennizzo ai dipendenti che vengono licenziati senza giustificato motivo oggettivo. Fin qui parliamo di “Jobs Act”, riforma puntualmente giudicata come positiva da Banca Mondiale, BCE, FMI, OCSE, e in effetti sarebbe parso molto strano il contrario: d’altronde, le istituzioni internazionali mostrano sempre il massimo zelo nell’appoggiare cosiddette “riforme” che in realtà non riformano un bel niente (al massimo deformano) e che di certo non vanno a tutelare i non più liberi cittadini, che di quelle riforme dovrebbero essere i principali beneficiari. Renzi voleva tirar fuori dal suo magico cilindro il “Jobs Act”, sapendo benissimo a priori che invece avrebbe tirato fuori un “Flop Act”, cioè un qualcosa che avrebbe tagliato definitivamente le gambe ai lavoratori, e nonostante tutto ha continuato a sorridere per meglio ingannare la platea: alla fine la riforma è cosa buona e giusta, no? Ecco quindi gli effetti nefasti del “Flop Act”: tra gennaio e agosto 2016, assunzioni diminuite dell’8,5%; contratti a tempo indeterminato ridotti del 32,9%; aumento del lavoro precario, con 2,4 milioni circa di contratti a tempo determinato, un aumento del 18% dei contratti in apprendistato, oltre 96 milioni di voucher venduti, un aumento dei licenziamenti pari al 31% (con un picco del 28% in più per i licenziamenti disciplinari, resi più facili dalla pseudoriforma voluta dal Premier). Nella sola Sicilia, ad esempio, vanno registrati quasi 20.000 posti di lavoro in meno, con oltre 14 miliardi di euro bruciati dall’inizio della crisi nel 2008. Quindi dove sono finite le tutele per i lavoratori? Quelle residue sono state spazzate via in pochi mesi da Renzi, e il “Jobs Act” è solo l’ennesima “riforma” varata ufficialmente dal suo Governo ma suggeritagli ufficiosamente dalle solite lobby, le quali sono le vere detentrici del potere. Lavoratori, bye-bye!

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