Addio a Carlo Giuffrè, grande interprete di Eduardo De Filippo e Luigi Pirandello

Un altro gigante del teatro e del cinema italiano se ne va…

Avrebbe compiuto fra poco 90 anni. Storico il suo lavoro in coppia col fratello Aldo Giuffrè (1924-2010). Carlo non era mai stato molto amato a sinistra, stroncando così il mito comunista Bertold Brecht: “mi annoia”. L'ultimo film “Se mi lasci non vale” (2016) è stato con Vincenzo Salemme

Giuseppe Brienza
Un gigante del teatro e del cinema italiano: Carlo Giuffrè (1928-2018)

Un gigante del teatro e del cinema italiano: Carlo Giuffrè (1928-2018)

È morto nella notte fra il 31 ottobre e il 1° novembre Carlo Giuffrè, grande attore di cinema e teatro. Nato a Napoli il 3 dicembre 1928, era malato da tempo. In una delle sue ultime interviste aveva dichiarato: “morire in scena come Molière? Mi accontenterei anche del camerino”.

Carlo Giuffrè aveva iniziato a lavorare in teatro con il fratello minore Aldo nel 1947. Due anni dopo, i due fratelli debuttano insieme con Eduardo De Filippo. Poi, nel 1963, Carlo entra nella Compagnia dei Giovani lavorando con Giorgio De Lullo, Rossella Falk, Romolo Valli e Elsa Albani, con cui reciterà per otto stagioni consecutive, tra l'altro, in “Sei personaggi in cerca d'autore” di Luigi Pirandello. Quindi, ancora con Aldo, torna al repertorio di Eduardo mettendo in scena, anche come regista, commedie come “Le voci di dentro”, “Napoli milionaria!”, “Non ti pago” e “Natale in casa Cupiello”, opere indimenticabili del teatro italiano che ha continuato a mettere in scena fino agli ultimi anni della sua vita.

Talento comico, nel cinema Carlo Giuffrè è stato uno dei volti più caratteristici dell'ultima fase dalla commedia all'italiana e, nel 1971, è arrivato grazie alla notorietà raggiunta persino a condurre la XXI edizione del Festival di Sanremo.

Nel 1984 ha vinto un David di Donatello come migliore attore non protagonista per la commedia “Son contento” di Maurizio Ponzi. Dopo una lunga serie di apparizioni televisive e cinematografiche, nel 2002, ha lavorato con Roberto Benigni in “Pinocchio” e, nel 2016, per Vincenzo Salemme nel film-commedia “Se mi lasci non vale”.

Da vero artista e uomo di cultura, Giuffrè non ha mai avuto problemi a parlare chiaro, senza opportunismi né peli sulla lingua. Anche per questo non è mai stato molto amato dai maître à penser della sinistra. Aveva per esempio sempre disprezzato il drammaturgo e regista teatrale comunista Bertold Brecht (1898-1956), quello per intenderci che ha scritto la grossa stupidaggine: “Guai a quel paese che ha bisogno di eroi”. Di questo mito Sessantottino Giuffrè disse durante una delle sue ultime interviste, rilasciata proprio ad un noto quotidiano di sinistra: “Brecht mi annoia, in lui non c’è emozione”. Di recente ne aveva avute anche per Roberto Benigni, che l’aveva voluto nella parte di Geppetto del suo Pinocchio. L'ha accusato infatti di aver tagliato intere scene del film più costoso nella storia del cinema italiano perché l’unico suo obiettivo era mettere in evidenza la moglie.

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