Gerusalemme: una prospettiva cristiana palestinese

Cristiani estromessi dalla Terra Santa?

I palestinesi cristiani costituivano prima del 1948 oltre il 19% della popolazione nella Terra di Gesù, ora se ne contano meno del 2%. È la denuncia della Evangelical Alliance of South Africa, una organizzazione protestante che ha promosso a Johannesburg un incontro sul futuro della Terra Santa. Il problema di Gerusalemme oggi rimane la garanzia internazionale di una piena libertà di accesso ai Luoghi Santi ai fedeli delle tre grandi religioni monoteiste

Giuseppe Brienza
Cristiani estromessi dalla Terra Santa?

La leader cristiana palestinese Shireen Awwad Hilal parla alla conferenza organizzata dalla Evangelical Alliance of South Africa (Johannesburg)

C’è la possibilità che nei prossimi anni non rimarrano più cristiani autoctoni in Terra Santa. Questo il messaggio che arriva da teologi e attivisti cristiani palestinesi che hanno partecipato alla conferenza sul futuro della Terra Santa organizzato a Johannesburg, in Sud Africa, la scorsa settimana.

Ospitato dalla federazione protestante The Evangelical Alliance of South Africa (Teasa), che rappresenta oltre tre milioni di cristiani evangelici dell'Africa meridionale, i relatori all'incontro hanno spiegato che l’occupazione militare israeliana e le sue restrizioni al movimento palestinese stanno impedendo ai cristiani palestinesi di accedere liberamente ai siti più sacri del cristianesimo nella Gerusalemme occupata, alcuni dei quali si trovano a meno di 15 km dalle loro case. L’occupazione israeliana della Palestina ha anche effettivamente privato molti palestinesi del diritto all’accesso all’istruzione, alle cure sanitarie e alle opportunità di lavoro, sebbene si giustifichi in certa misura per i noti problemi di sicurezza interni esterni all'area.

Ma è un fatto che l'occupazione ha portato a un ulteriore esodo di palestinesi cristiani dalla Cisgiordania occupata, da Gerusalemme est e dalla striscia di Gaza. I palestinesi cristiani abitanti in Terra Santa costituivano prima del 1948 oltre il 19% della popolazione, oggi se ne contano meno del 2%. In pratica i fedeli di Gesù rimasti a Gerusalemme sono ora solo 15mila e, in tutto Israele, appena 170mila.

Secondo Shireen Awwad Hilal, direttrice dell'istituzione educativa evangelica Bethlehem Bible College Community, la causa principale del declino della popolazione cristiana in Terra Santa non è dovuta alla persecuzione dei cristiani da parte dei musulmani. “Molti cristiani ritengono che ci sia poca speranza per un futuro migliore per i loro figli sotto l’occupazione israeliana, e questo ha contribuito alla crescente emigrazione dei cristiani palestinesi", ha affermato la leader cristiana palestinese.

Il segretario generale del Teasa, il reverendo Moss Nthla, dal canto suo ha invitato ad “informarci e attrezzarci per far parte di una soluzione che ha come obiettivo una giusta pace in Palestina, piuttosto che essere parte del problema”. “I cristiani sudafricani devono essere interessati a ciò che sta accadendo in Israele – Palestina perché è il luogo in cui Gesù Cristo è nato, vissuto e morto”, ha concluso il pastore evengelico.

Il Consiglio delle Chiese sudafricano (Sacc) ha condannato l’occupazione israeliana della Palestina, definendo il trattamento dei palestinesi da parte di Israele “peggiore dell’apartheid”. Oltretutto, nel settembre scorso le confessioni anglicane e metodiste dell’Africa meridionale hanno aderito alla campagna di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (Bds) contro Israele fino a quando non verrà posto fine all’occupazione militare in Palestina.

Poiché lo Stato di Palestina non rinuncia a considerare la città di Gerusalemme come sua capitale, la questione della Città Santa continua a rappresentare un tema di particolare difficoltà nei tentativi di pace. Solo per citare un episodio recente al riguardo, si pensi all’apertura del contestato sito archeologico a Gerusalemme Est da parte di Israele, che ha comprensibilmente suscitato la protesta della Lega Araba e della Giordania. L'apertura di questa c.d. "via dei pellegrini", in pratica una scala sotterranea utilizzata migliaia di anni fa dagli ebrei per raggiungere il Tempio, è divenuto un sito archeologico israeliano scavato sotto case palestinesi a Gerusalemme est. Il vicesegretario generale della Lega araba, Saeed Abu Ali, ha quindi messo in guardia sulle possibili "ripercussioni delle continue operazioni di scavo di Israele nella parte occupata di Gerusalemme".

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