associazione palermitana contro la piovra

Pizzo: combattere la mafia si deve e si può

La coraggiosa attività di denuncia ha portato le Forze dell'Ordine all'arresto di 12 persone legate alla cosca malavitosa di Corleone

Fabio Cantarella
Pizzo: combattere la mafia si deve e si può

"Alcuni artigiani e imprenditori che vivono e lavorano tra i paesi di Chiusa Sclafani, Palazzo Adriano e Corleone, hanno collaborato" con le forze dell'ordine, "e denunciato con l'ausilio e il supporto di Addiopizzo" le richieste di pizzo da parte della mafia. Lo ha reso noto l'associazione antiracket, dopo l'arresto di 12 persone legate alla mafia di Corleone.


"Negli ultimi due anni", hanno spiegato i responsabili di Addiopizzo, "l'associazione è stata impegnata accanto a diverse vittime che proprio in tali aree del Palermitano hanno maturato la forza e il coraggio di liberarsi da soprusi, minacce e richieste estorsive; la straordinaria azione repressiva delle forze dell'ordine e dei magistrati e il percorso di affrancamento dal fenomeno delle estorsioni di commercianti e imprenditori sostenuto dall'associazione, mettono in luce come anche in questa area della provincia così difficile ci siano le condizioni per sgretolare il muro dell'omertà".

"L'auspicio è che dopo questa importante operazione le persone per bene che vivono nel territorio del Corleonese possano cogliere questa ulteriore opportunità per collaborare e scrollarsi di dosso il fardello mafioso. Come in altri casi, noi cercheremo di non far mancare il nostro aiuto alle vittime, proprio perché vogliamo sostenere il vento di cambiamento che, da qualche tempo, soffia anche nelle periferie della provincia di Palermo, dove la mafia ha storicamente mantenuto forte e saldo il controllo del territorio, forse più di quanto possa riuscire a fare, ormai da tempo, in città".


In quegli stessi giorni la Procura di Palermo ha chiesto la condanna a 8 anni di carcere e 8mila euro di multa di Giovanbattista Abbagnato, imputato di estorsione. Secondo il pm Amelia Luise, avrebbe costretto il titolare i una tabaccheria a versare in più rate 28mila euro. La somma sarebbe stata destinata al racket del pizzo per la "messa a posto" dell'esercizio commerciale. Altri 38mila euro sarebbero stati chiesti poi alla vittima per una "transazione".  

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