A 25 anni dall'Enciclica Evangelium Vitae

“Attenti, con l’eutanasia ci disgregheremo” (Giovanni Paolo II)

La rivista "Annales Theologici” ha promosso a Roma una giornata di studio per ricordare i 25 anni dell'Enciclica “Evangelium Vitae”, firmata da Papa Wojtyla il 25 marzo 1995. Un testo tuttora valido e da rileggere soprattutto laddove parla dell’eutanasia “mascherata e strisciante o attuata apertamente e persino legalizzata”, che porta “alla dissoluzione di un'autentica convivenza umana e alla disgregazione della stessa realtà statuale”

Giuseppe Brienza
“Attenti, con l’eutanasia ci disgregheremo” (Giovanni Paolo II)

Copertina di una traduzione in inglese dell'enciclica di Giovanni Paolo II "Evangelium Vitae" (25 marzo 1995)

A distanza di venticinque anni dalla sua pubblicazione, avvenuta il 25 marzo del 1995, l’enciclica Evangelium Vitae di Giovanni Paolo II “sul valore e l'inviolabilità della vita umana”, rimane un punto di riferimento per il mondo prolife. Papa Wojtyla vi rivolge un vibrante appello, finora inascoltato, al rispetto della grandezza e della preziosità della vita umana innocente, condannando allo stesso tempo tutto ciò che offende la dignità dell'uomo (omicidio, genocidio, aborto, eutanasia, suicidio) e ne viola l'integrità (mutilazioni, torture fisiche e psicologiche). Il Pontefice si sofferma anche su quei “delitti contro la vita nascente o terminale” che sono mascherati da “locuzioni di tipo sanitario, che distolgono lo sguardo dal fatto che è in gioco il diritto all'esistenza di una concreta persona umana” (n. 11). Delitti che già affioravano negli anni Novanta ed oggi imperversano come ad esempio nel caso del business della fecondazione artificiale o delle derive dell'ingegneria genetica con manipolazioni dell'embrione umano annesse.

A pochi giorni dalla discussa sentenza della Corte Costituzionale sul suicidio assistito (la Consulta ha ritenuto "non punibile" chi "agevola l'esecuzione del proposito di suicidio di un paziente tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile"), il testo di Giovanni Paolo II lascia davvero pensare laddove parla dell’eutanasia “mascherata e strisciante o attuata apertamente e persino legalizzata” (n. 15), come un lasciapassare per la “dissoluzione di un'autentica convivenza umana e la disgregazione della stessa realtà statuale” (n. 20).

In proposito è rilevante segnalare l'annuale giornata di studio promossa dalla rivista di teologia della Pontificia Università della Santa Croce (PUSC) "Annales Theologici", che si è tenuta lunedì scorso con il titolo: A 25 anni dall'Enciclica Evangelium Vitae. Vari i temi trattati dai relatori, dal Confronto con la cultura laica: un dialogo a partire dalla ragione e dall’esperienza (intervento della prof.ssa Palma Sgreccia), agli Aspetti etico-politici dell’Evangelium vitae (prof. Ángel Rodríguez Luño), dalla Categoria di "sacralità" per la riflessione morale cristiana sulla vita umana (prof. Pablo Requena) alla Pena di morte nel contesto della riflessione teologica e dell'insegnamento magisteriale (prof. Maurizio Faggioni), per finire con la relazione tenuta in inglese dal prof. Stephan Kampowski Origini dell’esistenza umana: connessione fra castità e rispetto della vita.

Il promotore del convegno, don Pablo Requena, è un sacerdote della Prelatura della Santa Croce e Opus Dei e professore straordinario di Bioetica nella Facoltà di Teologia della PUSC. In passato è stato delegato della Santa Sede presso la World Medical Association e la Confederación Médica Latinoamericana y del Caribe.

Annales theologici, rivista internazionale di teologia fondata nel 1987, è uno strumento di approfondimento e di aggiornamento curato dalla Facoltà di Teologia della PUSC, sulla quale hanno pubblicato grandi personalità del mondo cattolico, tanto laiche come il filosofo Vittorio Possenti e il sociologo Pierpaolo Donati (quest’ultimo già presidente dell’Associazione italiana di sociologia e curatore dei rapporti scientifici del CISF - Centro Internazionale Studi Famiglia di Milano), quanto ecclesiastiche, quali i cardinali Angelo Amato, prefetto della Congregazione dei santi, Walter Brandmüller, già Presidente del Pontificio Comitato di Scienze Storiche, Camillo Ruini, ex presidente della CEI e, infine, l’arcivescovo belga mons. André Léonard, arcivescovo di Malines-Bruxelles dal 2010 al 2015 e noto alle cronache internazionali per essersi preso una torta in faccia dalle Femen per le sue posizioni ortodosse in tema morale.

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