ma saranno fatti loro?

L'ONU vuole chiarimenti dalle Filippine. Troppo dure nel reprimere il narcotraffico

La crociata antidroga voluta dal presidente Duterte ha registrato già qualcosa come 2.000 morti dal 30 giugno, con molte presunte esecuzioni sommarie da parte della polizia. Il Premier: "Erano criminali"

Alfredo Lissoni
L'ONU vuole chiarimenti dalla Filippine. Troppo dure nel reprimere il narcotraffico

Il presidente delle Filippine Rodrigo Duterte, accusato di brutalità per la sua campagna anticrimine ritenuta "decisamente al di sopra delle righe" per le migliaia di spacciatori e criminali giustiziati senza andar troppo per il sottile, ha rifiutato una richiesta d'incontro al segretario generale delle Nazioni unite (Onu) Ban Ki-moon. L'ha comunicato il portavoce dell'Onu Stephane Dujarric. Ci sono stati "contatti per cercare di stabilire un appuntamento" per una riunione a margine del forum Asean che si terrà la prossima settimana in Laos, ma "non si è trovato un accordo su un orario".

Un portavoce del ministero degli Esteri di Manila ha sostenuto che 11 capi di stato hanno richiesto incontri a Duternet durante la riunione dell'Associazione degli Stati del Sudest asiatico e che in nove casi si è detto sì. "Comprenderete che non potevamo dire sì a tutti e non bisogna dare alcun connotato negativo a quello che non abbiamo potuto organizzare", ha detto un portavoce.

Duterte è stato fortmemente criticato dall'Onu per la sua campagna anti-droga che, facendo seguito alle precise minacce fatte dallo stesso presidente, ha registrato già qualcosa come 2mila morti dal 30 giugno, con molte presunte esecuzioni sommarie, extragiudiziali (cioè senza processo) da parte della polizia. Il presidente filippino, dal canto suo, sostiene che ci sono stati 756 morti per mano della polizia, ma perché resistevano agli arresti. Gli altri sarebbero vittime di scontri tra gang rivali. Nelle Filippine non guardano troppo per il sottile: per i criminali - appartenenti a bande di narcotrafficanti particolarmente feroci e sanguinarie - non ci sono anni di processi e ricorsi ed anime belle che si traccian le vesti in loro difesa, o financo processioni religiose con tanto di inchino, ma un proiettile in testa e via. E all'Onu si scandalizzano e pretendono di mettere becco negli affari privati del Paese.

E al presidente filippino, che stinco di santo non è, ma nemmeno un molliccio stile politici occidentali, la cosa non va giù. "Forse dovremmo decidere se uscircene dalle Nazioni unite. Se voi siete degli irrispettosi figli di puttana, allora noi ci separeremo da voi", aveva detto lo scorso mese Duterte in una conferenza stampa. In seguito aveva ridimensionato le sue dichiarazioni sostenendo che "scherzava".

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