Colpevoli omissioni

Debito pubblico, disoccupazione, Pil: Renzi se n'è proprio dimenticato, nelle 30 slide

Per raccontare agli italiani la solita favola di una realtà che non esiste, sul sito del Governo non si fa cenno a tutti i dati che ne certificano i numerosi fallimenti

Redazione
Debito pubblico, disoccupazione, Pil: Renzi se n'è dimenticato nelle 30 slide

Matteo Renzi. Foto ANSA

Non ne va bene una a Matteo Renzi: proprio il 1 settembre, nello stesso giorno in cui fa pubblicare sul sito del Governo le "trenta slide per trenta mesi" che dovrebbero dimostrare i presunti risultati ottenuti nei primi due anni e mezzo di occupazione abusiva del potere, l'Istat fa uscire i dati reali sull'occupazione in calo, e su altri indicatori economici tutti negativi. "Numeri, non chiacchiere" scrive il presidente del Consiglio nella sua enews, ma i numeri smentiscono clamorosamente la propaganda governativa, che evita accuratamente di far cenno a tutti gli indicatori che ne certificano i numerosi fallimenti, omettendo ad esempio quello del debito pubblico in aumento.

Si tratta di un dato fondamentale, poiché il suo ammontare riduce enormemente il margine di manovra dell'esecutivo sui conti pubblici impedendo la crescita. Il debito non smette di aumentare: nel febbraio 2014 era a quota 2.107,2 miliardi di euro, a giugno 2016 ha toccato un nuovo record salendo a 2.248 miliardi: 141 miliardi in più. Palazzo Chigi e il ministero del Tesoro hanno concordato con l'Unione europea di ridurlo al 132,4% del prodotto interno lordo, ma questo risultato appare a rischio visto che la crescita è inferiore alle previsioni e lo stesso vale per l'indebitamento netto (deficit) rispetto al pil.

Mentre la disoccupazione giovanile resta a livelli drammatici (39,2% tra i ragazzi che un lavoro lo cercano, ma quasi 600mila sono totalmente inattivi e altri 700mila "hanno interrotto l'azione di ricerca attiva"), l'occupazione sta aumentando solo tra gli over 50. Eccoli i numeri: a febbraio 2014 erano al lavoro 6,926 milioni di persone con più di 50 anni di età, a luglio 2016 sono 7,815 milioni. Negli stessi 30 mesi gli under 49 al lavoro sono calati da 15,253 a 14,941 milioni. I 25-34enni al lavoro sono ora solo 4 milioni contro i 4,12 del febbraio 2014, i 35-49enni 9,9 milioni contro 10,2. Solo nell'ultimo anno (luglio 2015-luglio 2016) l'occupazione over 50 è salita di 402mila unità mentre quella dei più giovani è scesa di 134mila. Insomma: l'effetto della riforma Fornero si fa sentire sul mercato del lavoro più di Jobs Act e sgravi.

Venerdì 2 settembre il dato Istat definitivo sulla crescita nel secondo trimestre, pari a zero. Quella acquisita è dello 0,6% contro la previsione di un +1,2% inserita nel Documento di economia e finanza, che dovrà essere rivisto prendendo atto del rallentamento dei consumi interni e dell'export e della frenata dell'industria. Non è un caso se gli indici di fiducia di consumatori e imprese sono in calo: il primo in agosto è sceso ai minimi da un anno. Nonostante questo, nelle slide renziane si festeggiano misteriosi dati positivi che esistono solo nelle favole raccontate dal premier. Per fortuna, gli italiani hanno imparato a non farsi più ingannare dai suoi giochi di prestigio.

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