parla l'ex capo di Stato maggiore della Difesa

Siria, generale Arpino: "È tutto nelle mani di Putin"

"È lui che ha gioco forte ora. Mantenendo Assad al potere, ridimensionando un po' la sua leadership, è l'unico che può condurre a una svolta del conflitto"

Alfredo Lissoni
Siria, generale Arpino: "È tutto nelle mani di Putin"

"La guerra civile siriana si risolverà come i conflitti di una volta. Siamo tornati alla barbarie dove il vincitore è quello che uccide di più". È questa la previsione del generale Mario Arpino, ex capo di Stato maggiore della Difesa, ora membro del Comitato direttivo dell'Istituto Affari internazionali, che in un'intervista al Messaggero sottolinea come la situazione sia nelle mani di Putin. Chi riuscirà a portare una svolta? "Non l'Unione europea", dice Arpino, "con i suoi comunicati destinati a rimanere tali. Non la Francia, impotente ormai nella regione. E non gli Stati Uniti che hanno perso terreno a favore di Putin. È lui che ha gioco forte ora. Mantenendo Assad al potere, ridimensionando un po' la sua leadership, è l'unico che può condurre a una svolta del conflitto".


"L'alleanza tra Russia e Iran, tutt'altro che nuova, non è tanto contro l'Isis, quanto piuttosto in funzione anti-statunitense. Il sostegno di Vladimir Putin al presidente siriano Bashar al-Assad è un tentativo del presidente russo di assumere una leadership globale. Le mosse di Putin in Medio Oriente stanno influenzando la geopolitica regionale. Anche la scesa in campo della Cina è dettata dalla necessità di Pechino di affermarsi in campo internazionale, non solo economicamente".


Per il generale Arpino "la mossa di De Mistura è probabilmente un tentativo di forzare gli Stati a fare i conti con la propria coscienza, anche se di coscienza in questo conflitto", aggiunge, "se ne è vista poca. L'Onu da solo non può vincere, per farcela deve avere dalla sua parte gli Stati. Ora abbiamo tre membri del Consiglio di Sicurezza coinvolti nel conflitto: due sono pro Assad (Cina e Russia) e solo una decisamente contro (Stati Uniti). Anche se Washington lo è solo fino a un certo punto. L'esito della guerra dipende dall'uso della forza sul terreno".

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