Pontifica sugli immigrati e porta a casa 175mila euro

L'irresistibile Morcone. Stipendio stellare e attitudine "super partes"

Il capo dell'immigrazione è un prefetto organico al Partito democratico. Guadagna 15mila euro al mese per gestire in modo fallimentare l'invasione in atto. Dal curriculum ha cancellato l'esperienza in politica

Marco Dozio
L'irresistibile Morcone. Stipendio stellare e attitudine "super partes"

Foto ANSA NSA

Chissà se nel proporre di dare lavoro e stipendio ai richiedenti asilo, che in maggioranza si rivelano clandestini, mentre 4 milioni di italiani risultano disoccupati, Mario Morcone, l’uomo che (mal)gestisce il caos immigrazione nell’Italia colabrodo, ha parlato da prefetto, quindi da istituzione super partes, oppure da esponente PD. Difficile, anzi impossibile nel suo caso operare una distinzione.

Per il principio delle porte girevoli secondo cui magistrati e prefetti posson far politica e dunque, una volta sconfitti, ripiegare sulle carriere precedenti a giudicare, pontificare e amministrare ovviamente super partes, ecco che il super partes Morcone nel 2011 si candida a sindaco di Napoli per il PD ottenendo lo strabiliante risultato di rimanere fuori dal ballottaggio. Raccatta solo il 19% in una performance che nemmeno la mitologica Valeria Valente, col suo miserrimo 21%, è riuscita ad eguagliare. Esperienza così memorabile da meritare l’oblio: di quella candidatura non c’è traccia nel curriculum che Morcone esibisce sul sito del Viminale. I napoletani, insomma, tutt’altro che fessi, avevano elegantemente trombato l’uomo di Stato super partes che risolve problemi.

E lui, che aveva promesso di restare al servizio della città servendola in Consiglio comunale da servitore dello Stato, che fa? Cinque anni di dura opposizione, onorando il mandato elettorale dei cittadini che dice di servire? No: da servitore dei cittadini ha servito immediatamente le dimissioni per proseguire nella missione di servitore dello Stato. In particolare pretendeva di tornare al vertice dell’Agenzia nazionale che si occupa dei beni confiscati alla mafia. Perde il posto di lavoro, finisce per strada, è costretto a inventarsi un’attività per campare? Macchè, diventa consigliere ministeriale con “l’incarico di elaborare un progetto di riorganizzazione dell’esercizio delle funzioni di rete delle Prefetture-Uffici territoriali del Governo”. Solo? Un’onta inaccettabile. Tant’è che il super partes Morcone si fa difendere da Anna Finocchiaro, giusto per ribadirne il profilo sopra le parti: “La decisione del ministro Maroni, anche per le modalità adottate nel darle corso, appare estremamente grave. Al prefetto Morcone, stimatissimo servitore dello Stato, la mia solidarietà e quella dei senatori del PD”.

Il nome di Morcone compare anche tra le carte dell’inchiesta Mafia Capitale. Non è indagato né accusato di alcunchè: i carabinieri segnalano però a più riprese quanto Luca Odevaine, l’ex vice capo di gabinetto di Veltroni, poi a libro paga di Carminati secondo l’accusa, fosse soddisfatto della nomina del prefetto a capo dell’immigrazione. È a Odevaine che Morcone si rivolge per uno stage del figlio. Ecco come Morcone ha descritto la vicenda in una deposizione come teste al processo: "Effettivamente mi sono consigliato con lui, era la mia idea consigliarmi con lui per capire dove fargli fare lo stage. Pensavo a Luca Odevaine come uomo del comune, pensando che mi dicesse magari al comune alla provincia fanno degli stage ed io avrei fatto partecipare anche mio figlio, come tutti gli altri". Come tutti gli altri.

Tornando ai nostri giorni, convertito al renzismo e anche un po’ all’alfanismo, sempre al posto giusto nel momento giusto, lo “stimatissimo servitore dello Stato” è appunto assurto a capo del dipartimento immigrazione del Viminale. Con uno stipendio lordo, sommando le varie voci, di oltre 175mila euro all’anno: circa 15mila euro al mese. Poi c’è il "salario" della moglie Annapaola Porzio, anch’essa prefetto (la prefetta si dice adesso, la prefetta?) ora dislocato a Trieste: 161mila euro lordi all’anno. Fanno, per marito e moglie, all’incirca 336mila all’anno di soldi nostri. Esorbitanti stipendi da casta? Assolutamente no. Paghe sobrie per “stimatissimi servitori dello Stato”. Super partes, soprattutto.

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