Indagine della Procura antiterrorismo

Allarme a Bologna: l'8 per mille del pusher va al Califfato

Versavano denaro per la moschea. Nulla di male, se non fosse che i donatori d'obolo erano pusher maghrebini, che quei soldi li ricavavano dalla loro poco edificante "attività lavorativa". Col sospetto che i soldi andassero invece all'Isis

Redazione
Allarme a Bologna:  l'8 per mille del pusher va al Califfato

L'esterno della Procura di Bologna, coinvolta in indagini su spaccio e terrorismo (Foto ANSA)

La Procura di Bologna si è insospettita, ed ha fatto partire le indagini, dopo il fermo di alcuni spacciatori nordafricani che hanno confessato alle Forze dell'Ordine di versare un "obolo" a personaggi riconducibili al mondo islamico

Il procuratore aggiunto Valter Giovannini, coordinatore del gruppo antiterrorismo, intende capire se il contributo sia una normale questua, un atto spontaneo di fede, magari per costruire una moschea, o se si tratti di un vero e proprio pizzo. Il cui uso, in questo caso, potrebbe avere ben altre finalità: foraggiare l'Isis.

Un quadro, quello del legame tra jihad e traffico di stupefacenti, emerso già precedentemente e denunciato dal procuratore nazionale antimafia Franco Roberti, che aveva sottolineato come spesso terrorismo e mafie vadano a braccetto ed aveva lanciato l'allarme sul rischio di radicalizzazione dei minori extracomunitari, 500, ospiti delle patrie galere.  

Non si tratta di semplici illazioni in quanto, ha sottolineato Roberti, "gli attentati di Madrid nel 2004 sono stati pagati così", con il traffico di droga gestito spesso dall'Isis. Nel caso bolognese, ai pusher arrestati, di origine tunisina o marocchina, sono stati sequestrati gli smartphone per appurare se contengano foto e filmati di stampo jihadista (decapitazioni, sgozzamenti, video di uomini armati, inni alla Guerra santa, come è nel campionario del Califfato). E si sta passando al setaccio ogni minimo movimento di denaro degli spacciatori, anche per le piccole somme, anche per soli dieci euro. I magistrati, che da diverse settimane stanno seguendo il caso, vogliono capire se ci si trovi di fronte ad un reato di estorsione, le cui finalità sono tutte da capire.


Non è la prima volta che gli investigatori dell'antiterrorismo bolognese arrestano extracomunitari maghrebini presumibilmente legati all'Isis. In passato erano stati fermati diversi soggetti che, per andare in Spagna da Bologna, erano passati da Parigi con le borse piene di cellulari, il cui uso non avevano voluto o saputo spiegare. Telefonini che notoriamente vengono utilizzati per non farsi intercettare o persino per far detonare bombe.

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