Il lupo comunista e la Covid tax

Per salvare l’Italia non c’è bisogno di più tasse ma di libertà

La recente proposta del Partito Democratico definita “contributo di solidarietà” prevede un incremento della “progressività” dell’aliquota marginale dell’Irpef e, di fatto, si traduce in una tassa patrimoniale, che ucciderebbe ulteriormente l’economia. Non sono i “ricchi” (in realtà i produttori e lavoratori dipendenti con redditi medio-alti) a dover sostenere i costi della crisi e degli errori del Governo

Pietro Licciardi
Per salvare l’Italia non c’è bisogno di più tasse ma di libertà

Come funzionerebbe la Covid-tax proposta dal Pd (fonte: @neXt quotidiano, 11 Aprile 2020)

Il lupo comunista potrà anche perdere il pelo e camuffarsi da ambientalista, europeista, globalista, ma non perderà mai il vizio di campare come un parassita sulle spalle dei lavoratori e soprattutto degli odiati borghesi e capitalisti, ovvero coloro che con il loro lavoro e il loro impegno creano ricchezza e lavoro.

Nelle società dove i comunisti, ex e post, prendono il potere assoluto e totalitario, come è nel loro Dna, espropriano i mezzi di produzione, statalizzano l’economia e istituzionalizzano la povertà. Invece là dove ancora sopravvive un barlume di democrazia perseguono il medesimo fine espropriando progressivamente la ricchezza personale e collettiva mediante una illimitata pressione fiscale, solluccherando gli sprovveduti e gli ingenui coniando parole talismano come “redistribuzione della ricchezza”, “progressività delle imposte” e “giustizia sociale”.

Ancora una volta la nomenklatura parassita al governo, costituita dal Pd, ovvero i nostri ex e post-comunisti, e dai loro reggipancia Cinque stelle, versione aggiornata dei giacobini alla Robespierre, sostenuta dai soliti immancabili “utili idioti”, secondo l’azzeccata definizione leninista, ovvero i falsi moderati come Pier Ferdinando Casini, sta pensando ad un nuovo, ennesimo, giro di vite fiscale per fronteggiare l’emergenza post-epidemia.

La geniale idea è di infliggere agli italiani una tassa sul patrimonio mediante prelievo forzoso sui conti correnti, come ha proposto l’ex ministro Graziano Delrio (Pd) oppure di tassare nuovamente la prima casa, come ha proposto Laura Boldrini.

Comunque sia si tratta di altre risorse sottratte a famiglie e privati che, anziché tenere in vita il sistema economico-produttivo e i consumi, andranno a finire nel buco nero del bilancio statale il quale ormai serve spesso a mantenere in piedi un immenso baraccone burocratico che produce spreco, corruzione e clientelismo e non è quasi mai capace di assicurare servizi minimamente efficienti.

Di quanto sia inutile e controproducente cercare di arginare le crisi economiche spremendo nuove tasse ne hanno parlato a iosa economisti di livello e non è il caso di tornarci sopra.

Vale la pena tuttavia ricordare come il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, eletto poco dopo la grave crisi finanziaria che ha colpito il mondo globalizzato, dal 2007 al 2013 sia riuscito a creare la piena occupazione in seguito al Tax Cuts and Jobs Act del 2018, che ha tagliato la tassazione dei redditi alle imprese dal 35% al 21% e operato una revisione al ribasso delle aliquote fiscali sui redditi personali e delle famiglie.

Purtroppo in Italia non esiste una vera destra e, anche chi dice di appartenere a questa categoria politica, in fondo condivide molte delle idee dirigiste e stataliste della sinistra. Eppure basterebbe ricordare come l’Italia si è rimessa in piedi dalla devastazione della Seconda Guerra mondiale grazie ad un boom economico senza precedenti che ha fatto uscire la nazione da un secolo di arretratezza e di miseria.

Ma a quel tempo, dal 1945 al 1960, l’Italia era governata da una Democrazia cristiana ancora seria, che non aveva buttato alle ortiche gli insegnamenti di don Luigi Sturzo, Giuseppe Toniolo e soprattutto la Dottrina sociale della Chiesa, la quale non è certo un manuale di economia, ma contiene alcune indicazioni fondamentali su quali basi deve fondarsi una società se vuole veramente essere giusta, solidale e prospera.

Cardine di questa Dottrina è la sussidiarietà, principio contenuto nell’articolo 118 della nostra Costituzione, che però è stata ridotta a una forma di decentramento amministrativo. Essa al contrario consiste in una forma di libertà e di garanzia per il cittadino nei confronti dell’invadenza dello Stato, non soltanto in ambito economico. Quindi libertà per i singoli e i gruppi di operare e intraprendere senza subire l’invadenza dello Stato, che non si deve prestare a fare impresa, sostituendosi al settore privato e sprecando fiumi di denaro pubblico. Qualcuno ricorda ancora, tanto per fare un esempio, cosa è stata la Cassa per il Mezzogiorno dal 1970 al 1991? E l’Iri? Volete veramente salvare l’Italia? Lasciate in pace nostri soldi!

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