familiari vittime chiedono risarcimento

Strage di Orlando, i social nella bufera

"Senza Twitter, Facebook e Google (YouTube), la crescita esplosiva dell'Isis degli ultimi anni nel gruppo terroristico più temuto al mondo non sarebbe stata possibile", si legge nella citazione

Redazione
Strage di Orlando, i social nella bufera

Alcuni familiari delle vittime dell'attentato al gay club di Orlando hanno citato in giudizio Twitter, Facebook e Google per aver fornito con le loro piattaforme "supporto materiale" alla propaganda Isis e contribuendo a radicalizzare l'autore della strage, Omar Mateen.


Le Corti finora sono state riluttanti a ritenere responsabili i giganti del web per i contenuti postati, ma se questa causa senza precedenti avesse successo, dicono gli esperti, potrebbe rivoluzionare il mondo dei social media. Nella causa, le famiglie di tre vittime sostengono che le tre piattaforme web "hanno fornito al gruppo terroristico dell'Isis account usati per diffondere la propaganda estremista, raccogliere fondi e attrarre nuove reclute".


"Senza Twitter, Facebook e Google (YouTube), la crescita esplosiva dell'Isis degli ultimi anni nel gruppo terroristico più temuto al mondo non sarebbe stata possibile", si legge nella citazione.

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