L'attentato sugli Champs Elysées

Parigi, arrestati 4 familiari del terrorista. Era schedato, ma aveva il porto d'armi

Polemiche sul nuovo flop dell'intelligence francese: segnalato come jihadista, Adan Lofti Djaziri aveva un permesso per ben tre armi da fuoco, fino al 2020

Redazione
Parigi, arrestati 4 familiari del terrorista. Schedato, ma con il porto d'armi

Foto ANSA

Quattro familiari di Adan Lofti Djaziri, il trentunenne che ieri si è lanciato con la sua auto contro un furgone della polizia sugli Champs Elysées a Parigi, morto durante l'attentato, sono stati arrestati. Lo hanno riferito questa mattina fonti della procura che indaga sul nuovo attacco, terminato per fortuna senza vittime eccetto l'aggressore, contro le forze dell'ordine in Francia. L'uomo era noto ai servizi, schedato dagli 007 francesi nel dossier "S", ovvero per radicalizzazione, ma nonostante questo aveva un regolare porto d'armi. La notizia sta già suscitando un vespaio di polemiche per il un nuovo clamoroso flop dell'intelligence: aveva ottenuto un permesso per ben tre armi da fuoco di uso sportivo valido fino al 2020 nonostante fosse segnalato come jihadista.

All'indomani delle elezioni legislative, l'integralista islamico ha fatto ripiombare Parigi nella paura compiendo un nuovo attentato terroristico. L'individuo, catalogato come a rischio, si è schiantato volontariamente con la sua Renault Mégane contro un furgone della Gendarmeria di pattuglia sugli Champs Elysées. A bordo della camionetta, che al momento dell'attacco, intorno alle 15:40, si trovava sul Rond Point, c'erano otto agenti, tutti illesi. Il furgone delle forze dell'ordine è stato urtato violentemente. Secondo una versione dei fatti i militari sarebbero scesi, cercando di estrarre l'aggressore dall'abitacolo in fiamme ma l'uomo sarebbe morto qualche minuto dopo per gravi lesioni. Un'altra versione ipotizza che il decesso sia dovuto al fuoco difensivo degli agenti.

Perquisizioni sono state eseguite presso il domicilio di Djaziri nella banlieue parigina, in una zona ad alta concentrazione di immigrati in particolare di fede islamica, che nelle periferie delle città francesi tendono a creare dei "ghetti" nei quali vige la sharia, la legge dettata dalle prescrizioni coraniche, dove spesso gli stessi poliziotti non osano mettere piede per timore di finire male. L'atto compiuto dall'uomo è stato classificato da subito come un attacco "deliberato" contro i gendarmi e gli inquirenti hanno dichiarato che si tratta senza dubbio di "terrorismo", vista anche la presenza di bombole di gas all'interno dell'auto, esplosa dopo l'impatto, e il ritrovamento di diverse armi e munizioni all'interno della stessa. Sull'accaduto indaga l'antiterrorismo.

Djaziri era nato in Francia nel 1985, figlio di Mohamed Djaziri, un tunisino di Tazarka (Nabeul) anche lui conosciuto come radicalizzato. L'attentatore era noto da tempo ai servizi segreti tunisini che lo avevano segnalato agli omologhi francesi già nel 2013. Lotfi tornava spesso in Tunisia dove era solito frequentare ambienti estremisti islamici, in particolare il gruppo, dichiarato terroristico dalle autorità tunisine, Ansar Al Sharia. Le quattro persone fermate in seguito alle indagini sono l'ex moglie, il padre, il fratello e la cognata dell'uomo. Tre di loro sono stati posti in stato di fermo dopo un interrogatorio, seguito a una perquisizione che ha avuto luogo ieri sera presso la casa di famiglia nella banlieue parigina; il padre è stato arrestato più tardi.

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