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"Ha violato il codice etico", l'Anm espelle Palamara

L'Associazione Nazionale Magistrati lo ha espulso dai propri ranghi, per gravi e reiterate violazioni del codice etico dei magistrati

Redazione
"Ha violato il codice etico", l'Anm espelle Palamara

Foto Wikipedia

Un anno fa la Sezione disciplinare del Csm lo aveva sospeso dalle sue funzioni di pm e dallo stipendio, dopo il suo coinvolgimento nell'inchiesta di Perugia dove e' accusato di corruzione. Ora arriva una nuova tegola su Luca Palamara. L'Associazione nazionale magistrati di cui è stato presidente negli anni del confronto piu' duro delle toghe con il governo guidato da Silvio Berlusconi, lo ha espulso dai propri ranghi, per gravi e reiterate violazioni del codice etico dei magistrati. Non era mai accaduto nella storia del sindacato delle toghe e la decisione arriva dopo il durissimo monito del capo dello Stato alle toghe con un invito stringente a recuperare la credibilita' e la fiducia dei cittadini minate proprio dalle vicende emerse nell'inchiesta sul pm romano. E intanto si stringe sulla riforma del Csm che la prossima settimana dovrebbe approdare al Consiglio dei ministri.

Una riforma che sara' "la vera rivoluzione", come assicura il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede esprimendo anche "rispetto per il percorso di rinnovamento dell'Anm". A determinare la sanzione piu' drastica, assunta dal parlamentino dei giudici all'unanimita', con una sola astensione, gli stessi fatti al centro del procedimento disciplinare a carico di Palamara, venuti alla luce con il trojan inoculato nel suo cellulare per decisione della procura di Perugia. Vicende che ruotano intorno alla famosa riunione notturna all'hotel Champagne in cui Palamara, all'epoca privo di ruoli istituzionali, cinque consiglieri del Csm (poi dimessi da Palazzo dei marescialli) e i parlamentari Luca Lotti e Cosimo Ferri discutevano di una "strategia diretta non solo a determinare la nomina del procuratore di Roma, ma anche altri procuratori, in particolare quello di Perugia, competente sui colleghi romani".

Palamara, secondo l'accusa disciplinare, aveva un interesse personale: contava di assicurare a se' la nomina a procuratore aggiunto della procura capitolina e l'incarico di procuratore di Perugia a un collega che avrebbe dovuto portare avanti un esposto che un altro magistrato avrebbe dovuto presentare contro l'allora procuratore di Roma Giuseppe Pignatone e il suo aggiunto Paolo Ielo. Il Comitato direttivo centrale dell'Anm ha fatto proprie quasi tutte le richieste del collegio dei probiviri e ha inflitto la sanzione della sospensione per cinque anni a Paolo Criscuoli, l'unico degli ex togati del Csm che partecipo' a quell'incontro, per non aver scelto la strada delle dimissioni dell'Anm per evitare la sanzione. Per gli altri (Luigi Spina, Gianluigi Morlini, Antonio Lepre, Corrado Cartoni) si e' disposto il non luogo a provvedere. Diversa la posizione di Ferri, che e' magistrato in aspettativa. Secondo il Comitato direttivo centrale, Ferri e' ancora socio dell'Anm a differenza di quanto sostenuto dal diretto interessato e almeno da una parte dei probiviri: per questo sono stati rinviati gli atti al collegio dei probiviri, che ora dovranno procedere con una proposta.

Palamara ha reagito attaccando i suoi giudici, dopo che l'Anm aveva respinto anche la sua richiesta di essere ascoltato (perche' lo statuto non lo prevede in questa fase) . "Mi e' stato negato il diritto di parola. Nemmeno nell'Inquisizione, non faro' il capro espiatorio di un sistema", ha detto sostenendo che anche i suoi giudici lo chiamavano per chiedergli un aiuto. "Non c'e' nessun capro espiatorio: abbiamo affrontato un'incolpazione disciplinare che riguardava un fatto specifico", la replica del presidente dell'Anm Luca Poniz, che aprendo i lavori aveva parlato di una "gigantesca questione morale" nella magistratura, sottoscrivendo le parole del capo dello Stato. Su richiesta del segretario Giuliano Caputo, il parlamentino delle toghe ha dato "pieno mandato" alla giunta , indebolita dalle tensioni dei mesi scorsi proprio sulla questione morale, per trattare sul tavolo delle riforme del Csm e dell'ordinamento giudiziario. Riforme su cui rilancia il centro-destra, che con Matteo Salvini torna a chiedere la separazione delle carriere.

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