Tensione al centro di accoglienza

Rivolta degli immigrati minorenni a Reggio Calabria: "Vogliamo andare al Nord"

Circa 300 immigrati, tutti minori, ospiti del centro di accoglienza del quartiere Archi Cep di Reggio Calabria, lunedì si sono asserragliati all'interno della struttura

Marco Dozio
Rivolta degli immigrati minorenni a Reggio Calabria: "Vogliamo andare al Nord"

Foto ANSA

Dicono di non essere soddisfatti dell’accoglienza. E quindi se ne vogliono andare, chiedono di essere trasferiti. Dove? Nelle regioni del Nord Italia. Oppure in Germania. Si tratta dei circa 300 immigrati, tutti minori, ospiti del centro di accoglienza del quartiere Archi Cep di Reggio Calabria, che lunedì si sono asserragliati all'interno della struttura ricavata nella ex sede della facoltà di giurisprudenza dell'Università degli Studi Mediterranea. Una rivolta con tanto di blocco degli ingressi effettuato accatastando mobili e soprammobili, secondo quanto riportano le agenzie. 

Chiedono la possibilità di colloquiare con la famiglia d'origine e appunto di essere trasferiti al Nord o all’estero. Sostengono di doversi arrangiare con poco cibo e niente acqua calda. E di dormire su delle brandine o direttamente sul pavimento in un sacco a pelo. Nella struttura sono attualmente ospitati 340 minori, 140 dei quali si sono aggiunti con gli ultimi sbarchi al porto di Reggio. Una donna che lavora all'interno del centro è stata colta da malore. Sul posto si sono recati funzionari dell'Ufficio immigrazione della Prefettura di Reggio Calabria che hanno cercato di calmare gli animi. "Non ci sono strutture in Italia in grado di ospitare altri minori - spiega una funzionaria della Prefettura - nonostante i nostri continui appelli a tutte le Prefettura d'Italia. Nel momento in cui si liberano dei posti, cerchiamo di privilegiare i più piccoli, tra gli 11 ed i 13 anni. Questa dei minori non accompagnati è una vera e propria emergenza che stiamo cercando di gestire nel miglior modo possibile. Ma la carenza di posti, di strutture di accoglienza adeguate ha trasformato quello che avrebbe dovuto essere un centro di accoglienza provvisorio, in definitivo".
  

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