Aria nuova a Senago nel Milanese

Sindaco della Lega: "Non vogliamo presunti profughi. Se il prefetto insiste, sarà scontro"

Dopo aver sbaragliato alle elezioni l'uscente del PD, Magda Beretta scrive alla prefettura annunciando l'uscita dal programma di accoglienza: "Devo pensare prima ai senaghesi, che mi hanno eletto anche per la chiarezza espressa sulla questione immigrati"

Marco Dozio
Sindaco della Lega: "Non vogliamo presunti profughi. Se il prefetto insiste, sarà scontro"

Foto da Facebook

Presunti profughi? No, grazie. A Senago, grosso comune alle porte di Milano, il sindaco della Lega Magda Beretta scrive al prefetto per comunicare l’uscita “con effetto immediato” dal programma per l’accoglienza degli immigrati, ottimisticamente denominato protocollo “per un’accoglienza equilibrata sostenibile e diffusa dei richiedenti la protezione internazionale”, cui aveva aderito la precedente amministrazione a guida PD. 

Detto, fatto. A pochi giorni dalle elezioni che l’hanno vista sbaragliare il sindaco uscente di sinistra col 63%, Beretta mantiene la prima, fondamentale, promessa. Mettendo le cose in chiaro nei confronti di Luciana Lamorgese, il prefetto (o la prefetta) che persegue l’obiettivo di piazzare richiedenti asilo anche nei Comuni “ribelli”, calpestando le volontà delle popolazioni locali.

“Non so quale sarà l’atteggiamento della prefettura in seguito alla mia lettera, ma se dovesse insistere arriveremo allo scontro istituzionale. Siamo pronti a resistere”, spiega il primo cittadino al Populista, sottolineando certe lacune prefettizie a proposito della tanto sbandierata collaborazione istituzionale: “La mia prima azione da sindaco, il giorno dell’insediamento, è stata quella di fare domanda alla prefettura per visionare il protocollo sottoscritto dal precedente sindaco PD. In 20 giorni non ho ricevuto risposta, tant'è che sono poi riuscita a recuperarlo solo attraverso altre modalità. Ho cercato di tenere un atteggiamento conciliante, senza ottenere riscontri. Se questo è il trattamento che la prefettura riserva ai sindaci, da parte mia contraccambierò con un trattamento analogo”.

La macchina si era già messa in moto, con la cooperativa incaricata dalla precedente amministrazione di gestire il progetto Sprar che aveva già pubblicato volantini e manifesti. “Senago ospita da alcuni anni una famiglia di siriani. Uscendo dal sistema di accoglienza, potremo scongiurare l’arrivo di presunti profughi i quali andrebbero a impattare su un territorio che presenta molteplici problemi, con il rischio di acuire tensioni sociali di difficile gestione".

Nella missiva indirizzata anche al Ministero e alla Città metropolitana, il sindaco evidenza la necessità di dover pensare prima ai senaghesi. Per alcuni è una stranezza: “Riscontro una scarsità di alloggi di proprietà pubblica e un’elevata frequenza di sfratti che si sommano a una forte crisi economica e occupazionale”, scrive Beretta ricordando come i tagli del Governo centrale, lo stesso che scarica sui Comuni le proprie inefficienze in materia di immigrazione, abbiano aggravato ulteriormente la situazione: “La difficoltà dei Comuni, privati di cospicue risorse a causa dei tagli ai trasferimenti statali, nel far fronte efficacemente al problema alloggi, urgenza sociale attualissima, le è senz’altro presente - scrive - Come amministratore locale ritengo di dover garantire in primo luogo ogni possibile assistenza e supporto ai miei cittadini, la maggioranza dei quali mi ha tra l’altro onorato della propria fiducia attribuendomi, tramite il voto, l’incarico di sindaco anche in virtù della chiarezza espressa su questo punto”. Un piccolo e trascurabile impiccio chiamato democrazia.


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