Psicopatologia e delinquenza

Viaggio nella mente del killer

Vediamo assieme tecniche e procedure degli esperti di criminologia per individuare scientificamente il cattivo che è tra noi

Stefania Genovese
Viaggio nella mente di un killer

Foto ANSA

Alla luce dei sempre più efferati e complessi delitti che avvengono nel nostro paese (dai delitti di Novi Ligure e di Cogne a quelli più recenti di Garlasco e del problematico assassinio di Yara Gambirasio), le forze dell'ordine ricorrono all'ausilio di discipline analitiche di nuova formazione che compenetrano metodologie scientifiche e psicologiche.

Negli ultimi tempi, le consuete inchieste preliminari, non risultano essere più sufficienti per districare le problematiche inerenti alle apparenze di un caso, ed inoltre non riconoscendo la motivazione scatenante l'atto deliquenziale, diviene necessario il subentro di particolari esperti dotati di una multiedrica preparazione accademica e di una forte capacità introspettiva ed interpretativa. Potremmo così affermare che la criminologia li raggruppi tutti, perchè questa scienza che ha radici in Cesare Lombroso, assomma a sè medici psichiatrici, giuristi, psicologi, sociologi, il cui compito è analizzare le cause e le conseguenze della criminalità adottando una minuziosa ricerca scientifica.


Nell'approccio all' atto omicida, occorre che il criminologo comprenda e conosca le vittime e i prossibili autori degli atti delittuosi, scandagliando tutti i fenomeni devianti di rilievo, nonchè le reazioni dell'ambiente sociale e famigliare di appartenenza. Chi si occupa di criminologia risulta essere anche un valido esperto di statistica, di matematica, di fisica, e persino di acustica, utile nel riconoscere le eventuali inflessioni nelle voci causate dallo stato psichico dell'interrogato. Il criminologo può essere considerato - secondo lo studioso Francesco Bruno - "un policy maker", perchè in grado di assistere tutti coloro che si occupano di giustizia e giurisprudenza oppure anche un "security manager", (perchè può gestire la sicurezza del caso) o anche un  coordinatore essenziale delle singole équipe per l'accusa o la difesa negli atti processuali.


Durante l'esame di un caso singolare in cui si denota che l'assassino non ha alcun legame con la vittima, si inizia ad analizzare il delitto da ogni punta di vista, studiando gli archivi della Questura, riassumendo le conoscenze acquisite ma soprattutto usufrendo di tecniche psicologiche fino ad arrivare ad espungere motivazioni allegoriche e personalistiche. Sempre secondo Bruno, la perizia del criminologo è inoltre mezzo di prova, anche se in Italia, differentemente dal sistema anglosassone, che contempla solo lo specialista dell'accusa, e quello della difesa, si chiede l'azione di tre periti, e perciò quello del giudice, che in teoria dovrebbe essere il più obiettivo e distaccato nell'affrontare il dibattito forense, purtroppo tende a seguire l'opinione di quest'ultimo, temendo di non essere più interpellato in futuro. Ciò è spesso di grave detrimento per una buona risoluzione delle motivazioni cagionanti il delitto.


Purtroppo in Italia si assiste spesso ad un balletto di perizie che stravolge continuamente le sentenze , perchè di solito in primo grado l'opinione pubblica vuole la vendetta e perciò la condanna risulta immediata; tuttavia i fatti delittuosi sono ancora troppi recenti durante il primo processo, e non necessariamente possono dirsi completamente conclusi. Alla fine di un processo il criminologo può anche esporre dei giudizi reieterati sul possibile grado di pericolosità del condannato, e se siamo presente ad un probabile serial killer o pluriomicida, individui che comunque sono direttamente coinvolti nei forti cambiamenti culturali che modificano anche gli assetti della nostra società e che hanno fatto la loro prima comparsa nei Paesi industriali.


Ogni soggetto comunque che compie un efferato delitto a volte anche in ambito famigliare, è spesso portatore di una forte problematica deviante che non deve essere sottovalutata  e necessita di training psichiatrici sostenuti da particolari apporti farmacologici che disincentivino il delirio di onnipotenza e la convizione della costante impunibilità (vedi il caso di Elia Del Grande che trucidò la sua famiglia a Cadrezzate, recentemente tornato alla ribalta; qui si tratta di un soggetto borderline, in più sostenuto, ai tempi dell'eccidio perpetrato, da un gruppo, bramoso di approvare le gesta di un proprio pari asurto al ruolo di killer-gangster). In questo caso, pur dopo anni di carcerazione, il soggetto non ha dimostrato di aver raggiunto un pentimento affettivo, perchè altrimenti si parlerebbe di un percorso di sofferenza compiuto dalla sua mente. Ma ciò non è avvenuto, perchè lui non solo ha introiettato in modo distorto la figura dei suoi famigliari, essendo stato incapace di gestire il suo apparato emotivo-relazionale, ma si è subito immaginato con un futuro, a lui incontestabilmente dovuto. Recentemente è risultato recidivo, dimostrando di voler riproporre ancora le dinamiche di violenza e prevaricazione nel sociale. A volte inoltre può capitare che il criminologo e lo psicopatologo lavorino in simbiosi per cercare di elaborare una attribuzione di colpevolezza o di innocenza, come nella attuale vicenda della tredicenne di Brembate...


Secondo infatti il criminologo Francesco Bruno, l'indagato numero uno, Massimo Bossetti, non avrebbe nulla da confessare perchè potrebbe non essere l'assasino della giovane Yara Gambirasio; neanche il DNA sarebbe determinante, in quanto a suo parere è un semplice indizio circostanziale e nella cronistoria di costui non ci sarebbero degli episodi significativi o rilevanti di colpevolezza ma solo riscontri compatibili, ma non decisivi nelle analisi dei singoli elementi di prova.


Inoltre, sempre secondo questo stimato criminologo, sono ancora poco delineate le motivazioni scatenanti l'accanimento omicida, e la sua non confessione potrebbe portare ad un giudizio ambivalente su di lui, anche se la sua tenacia nel professarsi innocente potrebbe essere veritativa in quanto, in questi anni, avrebbe potuto crollare più volte. A giudizio dello psicopatologo forense Paolo De Pasquali, potremmo invece trovarci innanzi ad un assassino anaffettivo o ad un innocente che si professa tale; la confessione o la non confessione potrebbero essere non probanti, in quanto taluni colpevoli confessano oppure no, mentre vi sono innocenti che sotto pressione confessano reati non commessi.


Questo comportamento è da correlarsi alla personalità individuale. Nei casi in cui fossimo presenti ad un delitto con una vittima molto giovane, scatterebbero ulteriori meccanismi difensivi, dovuti alla condanna morale da parte della società e di quella esemplare del Tribunale. Ora è da appurare definitivamente se Bossetti possegga il classico profilo di un assassino che non prova sensi di colpa o pentimento; se così fosse, per giungere alla confessione occorrerebbero lunghe sedute psicoanalitiche, perchè il soggetto dimostrerebbe di appartenere alla categoria degli psicopatici o dei sadici; in caso contrario si pottrebbe anche parlare di presunta innocenza.


In conclusione, la criminologia ed il suo entourage scientifico empirico, ricava dall'osservazione del reale il materiale della sua indagine, supportata da metodologie di carattere statistico, legale e soprattutto psico-sociale, e delinea gli aspetti più reconditi delle menti devianti e criminose, adoprandosi a reperire spiegazioni esaustive per tutti quei delitti inumani, che stravolgono la nostra civiltà nei suoi valori etici e sociali.

 

 

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