Nel silenzio mediatico

"La Calabria continua a essere governata dalla 'Ndrangheta"

Il Procuratore di Reggio Calabria: "In Calabria la 'Ndrangheta controlla passo passo tutto quello che avviene. Se se ne fosse parlato di più, oggi non sarebbe così forte"

Marco Dozio
"La Calabria continua a essere governata dalla 'ndrangheta"

Foto ANSA

Di mafia meglio non parlare. Nella narrazione dell’Italia renziana stonerebbe un bel po’ affermare che interi territori del nostro Paese sono ancora, di fatto, sotto il controllo della criminalità organizzata. Parrebbe roba da gufi o da populisti. Il Procuratore capo di Reggio Calabria, Federico Cafiero de Raho, lo dice senza mezzi termini. E spezza un tabù del politicamente corretto: "La Calabria continua ad essere governata dalla 'Ndrangheta", ha spiegato durante il convegno "Uscire dal cono d'ombra". "In Calabria la 'Ndrangheta controlla passo passo tutto quello che avviene. Nel porto di Gioia Tauro, prima porta di accesso in Italia per la cocaina, sequestriamo 1 tonnellata di cocaina all'anno, il che vuol dire che ne entrano almeno 10 tonnellate. La cocaina si trasforma in denaro che entra nell'economia apparentemente legale ma che in realtà è drogata, inquinata".

E ancora: "Oggi la 'Ndrangheta è formata da commercialisti, avvocati, imprenditori, persone che vestono in giacca e cravatta”. Tuttavia Cafiero de Raho intravede segnali positivi. “Ultimamente le cose stanno cambiando, stanno arrivando le denunce, nel 2015 ci sono stati 13 collaboratori, un fatto straordinario. La 'Ndrangheta vive sulla confusione, sul silenzio e con il silenzio è diventata forte". Ed è proprio la sottovalutazione del fenomeno, che pare aver smesso di rappresentare un’emergenza, a rafforzare affari e capacità di penetrazione delle cosche: "Se di 'Ndrangheta si fosse parlato di più, oggi non sarebbe così forte. Se Cosa Nostra è stata indebolita anche se non sconfitta, questo è dipeso da quanto è avvenuto dopo le stragi: in quel periodo invece la 'Ndrangheta scelse di tirarsi indietro. Oggi la 'Ndrangheta si muove sull'intero globo, con la sua capacità di riciclaggio e reimpiego di denaro". Il procuratore capo ha toccato un altro nervo scoperto, quello dei paradisi per latitanti: “Il Trattato di cooperazione giudiziaria con gli Emirati Arabi e quello per il rientro dei latitanti in Italia sono importanti, perché esistono latitanti eccellenti che si sono rifugiati negli Emirati Arabi. Non solo negli Emirati, ma anche nelle Antille olandesi”. “Paradisi” dove trovano rifugio non solo i latitanti ma anche le ricchezze della 'Ndrangheta.

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