SCHEGGE DVRACRVXIANE

Bastano un prete gospel ed una suocera afroamericana per farvi applaudire alle sontuose nozze del principe Harry

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Helmut Leftbuster

Helmut Leftbuster

Helmut Leftbuster nasce a Roma abbastanza tardi da essersi goduto i mefitici effluvi scolastici e universitari del ’68. Nella vita non scrive (semmai parla!), ma lo fa per passione e missione, essendo un convinto assertore di quelle libertà di pensiero e di opinione che, ben 3000 anni dopo Atene e Roma, vengono messe sotto assedio da una sorta di Pensiero unico depressivo, nichilista e soprattutto antidemocratico.

Il suo nome nasce dal connubio fra l’aulicità del romanticismo nibelungico e lo humor “trash” col quale Egli si rende guastatore delle peggiori ipocrisie progressiste e radical-chic.

Il “castigat ridendo mores” contraddistingue da sempre il tenore tematico e stilistico sia delle sue collaborazioni (Qelsi, Arianna Editrice e, ora, anche Il Populista) sia della gestione del blog che coordina, Aristocrazia Dvracrvxiana, ove si ciondola dal ghibellinismo dantesco (la “Dvra Crvx” del Poeta e non la “moscia crux” di 4 fricchettoni post-conciliari) a ricette gastronomiche identitarie messe a tavola per onorare  contadini e pastori nostrani ed indurre giovanissimi e massaie a dire "basta!" a venefiche porcherie sottocosto globalizzate e a cazzarate eque e solidali.

Il suo motto è «alla "povertà" si guarda, non si crede».

Bastano un prete gospel ed una suocera afroamericana per farvi applaudire alle sontuose nozze del principe Harry

Tutti pazzi per le nozze dei reali d’Inghilterra; che poi manco tanto “reali”, trattandosi del nipote minore di Elisabetta II, quindi nemmeno dell’erede al trono. Eppure i radical chic di mezzo mondo sono rimasti incollati agli schermi ad ammirare i primi piani della sonnolenta madre della sposa che, grazie alle sue origini afroamericane, ha avuto più inquadrature della stessa regina, forse troppo “passé” per meritare lo stesso trattamento mediatico della sconosciuta signora Doria Radlan.

Quanto siete ridicoli, scontati, prevedibili: un prete di colore che cita Martin Luther King come fosse il Vangelo, ciondolando davanti all’altare al modo d’un cantante gospel, e una sposa di carnagione olivastra vi bastano ad accantonare per qualche ora il vostro snobismo verso la mediaticità da popolino che saluta agitando i fazzoletti, il vostro odio giacobino per il sangue blu, il vostro ipocrita pauperismo che innanzi a tanto sfarzo dovrebbe quantomeno arrossire.

Siete lì ad osannare un matrimonio di nessuno spessore politico né glamour, considerando che Meghan Markle è un’attrice come tante e che il principe Harry non ha mai conseguito particolari meriti accademici, solo perché si tratta di un evento celebrato da tutti i media di regime come “innovativo”. Ma innovativo di che? Siete davvero così meschinamente attaccati al colore della pelle della gente da giudicare “innovazione” la presenza o meno di afroamericani ad un matrimonio inglese?

La vostra ossessione per il multietnicismo è oramai talmente esasperata da risultare farsesca a chiunque abbia ancora voglia di aprire un libro di storia o di guardare un dipinto in un museo per verificare che la realtà non necessita di pigmentazioni cutanee specifiche per esser buona o cattiva, ma di veridicità storica per essere onesta e verosimile.

Siete peggio delle sciacquette da gossip di certe trasmissioni “pop” che tanto criticate, perché alla medesima sempliciotteria voi aggiungete la vostra insormontabile ipocrisia.

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