governo esposto a rischi, legami tra interessi finanziari e informazione

Fca, Orlando: "Credo nell'auto ma servono garanzie sui posti di lavoro"

"Senza Fiat non esiste la storia industriale italiana, ne sono consapevole. E un Paese di 60 milioni di abitanti non vive di bellezza e di turismo, specie dopo una pandemia"

Redazione
Fca, Orlando: "Credo nell'auto ma servono garanzie sui posti di lavoro"

Il dibattito sul caso Fca è cominciato con un suo tweet: "Chi chiede aiuti allo Stato riporti in Italia la sede fiscale". Andrea Orlando, vicesegretario del Pd, ex ministro della Giustizia, in un'intervista a Repubblica chiarisce: "Ora bisogna evitare gli errori fatti in passato. È giusto dare alle grandi imprese, ma anche avere garanzie che non sempre si è riusciti a costruire e soprattutto a far rispettare". Tra le garanzie deve esserci anche il ritorno in Italia della sede fiscale della capogruppo Fca? "La questione della sede ne solleva una più generale: evitare che risorse pubbliche siano utilizzate per operazioni diverse dal rilancio industriale del nostro Paese - spiega -. Credo sia un obiettivo, le condizioni sono la difesa occupazionale e degli insediamenti industriali. In passato ci sono state aziende che hanno preso contributi pubblici e poi hanno delocalizzato. Non deve accadere. Sono già arrivate delle risposte con emendamenti al decreto approvati in commissione e anche il ministro si muove in questa direzione".

Fca Italia paga qui le tasse, "Sì, e negli anni ha avuto anche un generoso sostegno dall`Italia. Fca sta affrontando una transizione e ogni passaggio prossimo può ridurre la sua presenza industriale. Siamo in una fase in cui lo Stato ha acquistato un ruolo più pesante che in passato, per ragioni che avremmo preferito tutti non vivere, e credo sia legittimo aiutare la ripresa ma anche garantire l`uso delle risorse pubbliche per difendere la presenza industriale", insiste. Cinquantacinquemila operai Fca e 300 mila dell`indotto non bastano a stabilire l`esistenza di un interesse nazionale? "E dov`è la contraddizione tra il chiedere che Fca sia più italiana e che si difendano i posti di lavoro?", replica Orlando. Bentivogli, segretario dei metalmeccanici Cisl, la accusa di populismo sulla politica industriale. "Bentivogli da una parte lancia accuse di populismo e dall`altra parla di discussione da salotto. Si metta d`accordo con se stesso. Io non mi sento né populista né radical chic. E faccio notare che non appena si passa dalle astrazioni alla concretezza dello sviluppo e degli interessi dei grandi gruppi i sovranisti scompaiono dalla scena. Segno che in questi anni hanno approfittato della distrazione della sinistra su questi temi".

"Senza Fiat non esiste la storia industriale italiana, ne sono consapevole. E un Paese di 60 milioni di abitanti non vive di bellezza e di turismo, specie dopo una pandemia. La crescita del settore manifatturiero deve essere un obiettivo primario", assicura il vicesegretario del Pd secondo il quale "ci aspettano tempi difficili che cambieranno radicalmente l`approccio di tutte le forze politiche. Il rischio è un aumento esponenziale della disoccupazione e una decrescita tutt`altro che felice. Sul decreto rilancio, comunque, i ministri Gualtieri e Patuanelli hanno lavorato benissimo insieme".

"La questione è semplice - spiega Orlando -: aumenta il ruolo dello Stato, il governo è chiamato a scelte strutturali che avranno impatto sul lungo periodo e quindi aumenteranno le pressioni legittime per orientare queste scelte. Nulla di strano, ma è chiaro che il governo è esposto a rischi perché in Italia c`è un legame tra informazione e interessi finanziari più stretto che in altri Paesi. Un tema che non esisteva solo ai tempi di Berlusconi. Io non ho attaccato né Repubblica né il gruppo Gedi. Il problema è di carattere generale - prosegue -. Vedo al lavoro apprendisti stregoni, ma sappiano che se salta il quadro attuale non vedo nessuna ipotesi alternativa di governo all`orizzonte" ma è anche vero che "il governo va avanti se tiene forte il legame con le forze vive del Paese". Infine sul voto di oggi sulla sfiducia a Bonafede: "Le ragioni per cui è stata posta la sfiducia sono irricevibili. Il loro unico scopo è la caduta del governo. Sulla politica della giustizia c`è ancora da discutere. Le cose che non hanno funzionato vanno corrette".

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