Il vento del populismo soffia sull’Europa: come sarà il 2017?

Mariano Picarella
Il vento del populismo soffia sull’Europa: come sarà il 2017?
L’anno che volge al tramonto è stato caratterizzato da picconate non indifferenti dei partiti cosiddetti populisti, inferte al sistema malato europeo che sembra sempre più prossimo al collasso. La vittoria degli euroscettici nel referendum sulla “Brexit”, lo scorso 23 giugno; la buona affermazione di Alternative für Deutschland (Alternativa per la Germania, AfD) nelle recenti consultazioni regionali tedesche, che conquista ben 10 Länder su 16; in prospettiva, la vittoria di Donald Trump nelle elezioni presidenziali americane. Proprio quest’ultimo evento, infatti, ha tutta l’aria di essere un buon trampolino di lancio per i vari partiti/movimenti populisti ed euroscettici (definiti dagli avversari ora xenofobi, ora islamofobi), chiamati a rispondere “presente” in occasione degli appuntamenti elettorali dei prossimi mesi. In questo senso, il primo squillo di tromba verrà suonato il 4 dicembre, giorno per noi ormai famoso in cui si terrà il referendum costituzionale (dove il fronte del NO è più agguerrito e compatto che mai, e in vantaggio sul SI stando agli ultimi sondaggi) e giorno in cui, al di là del Brennero, è previsto il ballottaggio tra Norbert Hofer (esponente del Partito della Libertà Austriaco, Freiheitliche Partei Österreichs) ed Alexander Van der Bellen (esponente dei Verdi) nelle elezioni presidenziali austriache. Una vittoria del NO in Italia e di Hofer in Austria, sperando che almeno questa volta non ci siano brogli, darebbe ulteriori spinta e forza al movimento populista nei Paesi Bassi, in Francia e in Germania, ossia in tutti quegli Stati in cui gli elettori saranno chiamati alle urne nel corso del 2017 (rispettivamente il 15 marzo nel Paese dei tulipani, il 23 aprile ed il 7 maggio in Francia, a settembre/ottobre nella Repubblica federale tedesca). Si sa fin da ora che le affermazioni elettorali del Partito per la Libertà (PVV), del Front National (FN) e di Alternativa per la Germania (AfD) saranno tutt’altro che facili, pur disponendo di un buona base: è sufficiente fare l’esempio della Francia, laddove il Front National di Marine Le Pen, in caso di un molto probabile arrivo al secondo turno, dovrebbe vedersela contro la supercoalizione di Repubblicani (ex UMP) e socialisti, eventualità già sul tappeto e peraltro non nuova andando leggermente indietro nel tempo. Questo per far capire che le forze antisistema subiranno attacchi feroci ed indiscriminati, dove non verrà lasciato niente di intentato pur di fermarle, e ovviamente il tutto con l’avallo più o meno esplicito delle istituzioni europee, che sarebbero le prime a rimetterci. Quasi nessuno però si chiede il perché di questa prorompente ascesa del populismo, che sembra rafforzarsi di anno in anno. Il segreto è tutto nel fallimento dell’attuale impianto europeo, capace quasi esclusivamente di imporre diktat di vario genere e preoccupato più di salvaguardare gli interessi di finanzieri e tecnocrati piuttosto che dare un valido aiuto ed un’altrettanta valida risposta ai molti problemi dei popoli martoriati ed oppressi dalla crisi economica, dalla disoccupazione e da una emergenza immigratoria che non sembra avere fine. In un contesto del genere, a farne le spese sono in primis i partiti populisti, puntualmente demonizzati perché si fanno portavoce dei bisogni e delle speranze della gente comune, ormai stanca di questo andazzo, e perché una loro vittoria vorrebbe dire l’inizio della fine di quella che è stata ribattezzata l’Unione sovietica europea, con tutto ciò che questo comporta. Il conto alla rovescia è iniziato, il momento è adesso ed i mesi che verranno saranno cruciali per capire dove si vuole andare veramente, scegliendo tra il mantenere lo status quo che fa acqua dappertutto o il provare a cambiare radicalmente le cose, dopo il quale niente sarà più come prima. Il vento del cambiamento è già iniziato, soffia sull’Europa da tempo, ma ha bisogno di ulteriore forza, come negli USA dove è stato devastante al pari di un uragano, fenomeno atmosferico a cui il popolo stelle e strisce è ormai avvezzo. Alimentiamolo, non facciamolo fermare proprio ora, sul più bello.

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