Operazione "Bloody money"

Dirottavano i pazienti in dialisi su cliniche private: cinque persone arrestate

Ordinanza di custodia cautelare per imprenditori e dirigenti medici. 40 i dializzati sicuramente coinvolti, anche se il fenomeno potrebbe essere più ampio

Redazione
Dirottavano i pazienti in dialisi su cliniche private: cinque persone arrestate

L'operazione "Bloody Money". Foto ANSA

Sviavano pazienti in dialisi dalle strutture pubbliche a quelle private: è l'accusa contestata a cinque persone, tra imprenditori e dirigenti medici, che sono stati posti agli arresti domiciliari martedì 18 ottobre. Nei loro confronti, nell'ambito dell'operazione "Bloody money", militari delle Fiamme Gialle hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip di Catania, su richiesta della locale Procura distrettuale. Agli indagati è contestata l'associazione a delinquere finalizzata al compimento di reati di corruzione e l'abuso d'ufficio.

Tra le persone arrestate c'è anche un parente del boss mafioso latitante Matteo Messina Denaro, Francesco Messina Denaro, di 55 anni, conosciuto come Gianfranco Messina. L'uomo è procuratore speciale per la Sicilia della Diaverum Italia Srl, società con sede ad Assago (Milano) che gestisce centri di dialisi in tutta Europa. Nato a Castelvetrano (Trapani), suo nonno Francesco e il nonno del boss Salvatore erano fratelli. Il particolare è stato reso noto durante un incontro con i giornalisti al quale ha preso parte il procuratore Carmelo Zuccaro.

"Il danno che si fa all'immagine e all'efficienza della sanità pubblica è enorme. Il danno che si fa alla libera concorrenza dei privati è altrettanto grave" ha detto il Procuratore. "Ciò che noi stigmatizziamo maggiormente - ha aggiunto Zuccaro - è il fatto che dei funzionari di strutture pubbliche non abbiano alcun interesse alla funzionalità dei loro centri ma cerchino addirittura di ridurre l'afflusso dell'utenza per sviarla verso imprese private alla cui gestione erano interessati direttamente o indirettamente e l'assoluta spregiudicatezza, per cui il paziente veniva considerato un cliente, un soggetto sulla cui salute lucrare".

"Noi riteniamo - ha continuato - che vi sia il coinvolgimento di altri. Abbiamo percepito la consistenza del fenomeno attraverso un anno di indagini e questo ci dà contezza del fatto che certamente il sistema era molto più vasto". Ad un cronista che gli ha chiesto quale fosse il volume d'affari del 'sistema' il procuratore ha risposto: "non è facilmente quantificabile. Sappiamo che un paziente dializzato costa circa 40 mila euro l'anno. Sono 40 i pazienti per i quali abbiamo avuto la certezza che fossero stati sviati. Abbiamo soltanto la prova di una porzione del fenomeno complessivo, ma è molto più ampio".

Un trattamento meramente 'commerciale' ai dializzati, che in alcune conversazioni registrate venivano considerati 'regali' o 'numeri da portare' ed un progressivo e sensibile aumento dei flussi di spesa pubblica erogati per il rimborso delle prestazioni effettuate dai centri privati. Questo avrebbe caratterizzato, secondo gli investigatori, il sistema di sviamento dei pazienti portato alla luce dall'indagine della Guardia di finanza di Catania denominata "Bloody Money". Dalle indagini non è emersa nessuna responsabilità penale da parte delle strutture ospedaliere di Catania dove prestavano servizio gli indagati.

Indagato anche Gianpaolo Barone Lumaga, amministratore delegato della Diaverum Italia Srl fino al febbraio scorso. La società è inserita in un gruppo internazionale di assoluto rilievo operativo in 20 nazioni, 9.000 dipendenti, 29.000 pazienti in cura e con un volume d'affari oltre 580 milioni di euro. L'azione commerciale di Lumaga e di Messina Denaro sarebbe stata apertamente mirata all'espansione dell'azienda nel settore dialitico privato attraverso l'assegnazione di pazienti da strutture pubbliche ma anche mediante la progressiva acquisizione di centri privati operanti in Sicilia, la cui attività era scemata nel tempo in ragione dell'ascesa della Diaverum S.r.l. e de Le Ciminiere, che sarebbero riuscite ad accaparrarsi un numero elevato di pazienti. I manager della Diaverum avrebbero mantenuto costanti contatti con gli interlocutori pubblici e privati in modo da 'preservare' il numero degli assistiti e possibilmente farlo incrementare.

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