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I trucchetti del governo: pensioni ancora giù per finanziare la sanità

Ancora tagli alle pensioni per finanziare le promesse fatte sulla sanità. Alla fine il giochino porta, lo si sapeva, a sempre più poveri e a costi della sanità sempre meno sostenibili

Redazione
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Foto d'archivio

Ormai, quando la coperta è corta, si sa, a rimanere al freddo sono sempre i poveri pensionati. E così sarà anche questa volta, con le leggi di bilancio già sul tavolo del ministero dell'Economia, ovviamente, senza copertura, e la soluzione sarebbe, quindi, come sempre, quella tagliare la previdenza.

Per indorare la pillola il governo la sta facendo passare come un vero affare. Se il cittadino vuole che lo Stato continui a garantire il diritto alla salute allora dovrà fare un sacrificio, l'ennesimo, e accettare un assegno più scarno. Ma mentre è certo che le pensioni diminuiranno, non è altrettanto certo, invece, che l'assistenza sanitaria venga comunque garantita. Anzi, se dovesse passare la nuova riforma Costituzionale, l'efficienza della sanità pubblica sarebbe seriamente a rischio e per accedere a cure professionali velocemente, il cittadino dovrebbe rivolgersi a strutture private, mettendo mano al portafoglio. Quel che si dice, insomma, un vero bidone

A riguardo, il professor Roberto Pessi, prorettore e ordinario di Diritto del Lavoro della Luiss, fa notare che, tagliare le pensioni a pochi metri dal traguardo, oltre che iniquo, è pure incostituzionale: "Il nostro impianto costituzionale prevede che, il lavoratore, abbia diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro. Principio che resta valido per il trattamento pensionistico - sottolinea Pessi - ma in modo strisciante, attraverso una serie di manovre avviate già dai precedenti governi, si persegue un obiettivo mai dichiarato, che è quello di portare l'intero sistema pensionistico per tutti al minimo".

Obbiettivo doppiamente iniquo perché, ribadisce il professore, "la pensione va adeguata a quanto hai versato" e, oltretutto, non viene perseguito in modo trasparente.

Con il congelamento della perequazione automatica, ridotta in riferimento alle pensioni più alte in base ad una scala inversamente proporzionale, ovvero, più bassa è la pensione più alta resta la perequazione, di qui a 20 anni prenderemo tutti la stessa pensione minima, a prescindere da quanto versato. Ma se si va verso tale modello di pensione minima per tutti, al cittadino va offerta la possibilità di decidere se stipulare una assicurazione alternativa e ridurre la contribuzione.

Diminuire arbitrariamente le pensioni, dunque, non è equo e viola il principio costituzionale che impone una correlazione tra i contributi e la pensione. "Ma soprattutto, perché penalizzare i virtuosi ovvero quelli che per anni hanno versato contributi conclude Pessi - e non andare invece a colpire evidenti patologie come i regali fatti ai baby pensionati e i favori ottenuti con i contributi figurativi?"

Chi lo dice, dunque, al governo, che sarebbe più equo colpire chi, oggi, ha già preso molto più di quello che gli spettava? Ma lo abbiamo detto, quando la coperta è corta, a rimanere al freddo sono sempre gli stessi.

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