Sproporzione tra redditi e patrimonio

'Ndrangheta in Emilia: sequestrati beni per 500mila euro a un indagato

Imputato nel processo Aemilia, Pasquale Brescia era stato arrestato nel 2015 per associazione mafiosa e infiltrazioni criminali nell'economia reggiana

Redazione
'Ndrangheta in Emilia Romagna: sequestrati beni per 500mila euro a un indagato

Sequestro alla cosca Grande Aracri. Foto ANSA

La Direzione investigativa antimafia di Bologna ha sequestrato giovedì 20 ottobre beni mobili e immobili, per oltre 500mila euro, a Pasquale Brescia, 49 anni, originario di Crotone e imputato nel processo Aemilia. In esecuzione della proposta della misura di prevenzione del direttore della Dia, Nunzio Antonio Ferla, sono stati sequestrati, su disposizione del Tribunale di Reggio Emilia che ha valutato la sproporzione tra i redditi dichiarati e il patrimonio accumulato, un immobile a Milano, un automezzo e vari terreni a Cutro. Brescia, arrivato nel 1989 a Reggio Emilia, dove ha sviluppato interessi edili e immobiliari, era stato arrestato a gennaio 2015 nell'operazione Aemilia, per associazione mafiosa. Il Gip lo individuò come persona a totale disposizione di alcuni personaggi chiave dell'organizzazione.

Brescia, inoltre, si sarebbe reso disponibile con Antonio Gualtieri per la costituzione di un gruppo di imprese per la costruzione di villaggi turistici, impianti eolici e fotovoltaici in Calabria, nella piena consapevolezza del coinvolgimento diretto di Nicolino Grande Aracri, capo cosca di Cutro. È emersa poi dagli atti la partecipazione a un incontro nell'azienda di Nicolino Sarcone, insieme ad Alfonso Paolini, a Gianluigi Sarcone e Antonio Muto, nel quale fu stabilito un patto con l'avvocato Giuseppe Pagliani, consigliere arrestato e poi assolto nel processo in rito abbreviato, con l'obiettivo di porre in essere una controffensiva mediatico-politica volta a salvaguardare gli interessi economico-criminali della consorteria, in quel frangente oggetto di numerose interdittive antimafia del prefetto e di un'attenzione mediatica che evidenziava le infiltrazioni criminali nell'economia reggiana.

"Nell'indagine Aemilia si assiste alla rottura degli argini", scriveva il 12 ottobre il gup Francesca Zavaglia. Il gruppo 'ndranghetistico, cioè, esce dai confini di una microsocietà calabrese insediata in Emilia, "all'interno della quale si giocava quasi del tutto la partita, sia quanto agli oppressori che alle vittime". Ed è "vista entrare in contatto con il ceto artigianale e imprenditoriale reggiano, secondo una strategia di infiltrazione che muove spesso dall'attività di recupero di crediti inesigibili per arrivare a vere e proprie attività predatorie di complessi produttivi fino a cercare punti di contatto e di rappresentanza mediatico-istituzionale". Uno dei terreni fertili è stata la ricostruzione dopo il terremoto del 2012: "Lo sfruttamento da parte della criminalità organizzata delle calamità naturali è fatto purtroppo notorio in questo Paese", ha sottolineato il giudice.

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