Fumoso discorso sulla globalizzazione

Renzi a New York, un concentrato di fuffa

Il premier, osannato dalla stampa di regime per il "Global Citizen Award" ottenuto dalle mani di Kerry, si è prodotto nel solito show privo di sostanza politica. Rispolverando la frusta retorica dei "messaggi di speranza contro i messaggi di paura"

Marco Dozio
Renzi a New York, un concentrato di fuffa

Foto ANSA

Tra citazioni di canzoni e latinismi abborracciati, Matteo Renzi ha ritirato il "Global Citizen Award" dell'Atlantic Council dalle mani del segretario di Stato John Kerry. La stampa allineata ha colto l’occasione per celebrare l’eroica internazionalità del nostro premier, equiparando lo sconosciuto (fino a ieri) riconoscimento del think tank americano a una sorta di premio Nobel in tono minore. Le figuracce e le pantomime di Bratislava sono solo un ricordo già sbiadito.

Renzi viene nuovamente descritto come un primo attore sulla scena internazionale, lodato da Kerry – celebre per la sconfitta rimediata da Bush e per le politiche fallimentari in medio oriente – e in grado di intessere un dialogo fruttuoso addirittura con Amal, la moglie di George Clooney. “Dobbiamo cambiare la percezione per il futuro: la globalizzazione è la chiave per dare un messaggio di speranza", ha spiegato il premier, qualunque cosa voglia dire.

Il tema era certamente scivoloso e sfuggente, la globalizzazione, ma Renzi è riuscito nell’impresa di renderlo più fumoso che mai. Per il premier essere un cittadino globale vuol dire assumersi "la grande responsabilità della globalizzazione" per le future generazioni, anche in questo caso qualsiasi cosa significhi. Nei passaggi più intellegibili Renzi ha rispolverato la retorica dei buoni contro i cattivi, dell’amore contro l’odio di berlusconiana memoria, dei timorosi contro gli speranzosi: “Dare un messaggio di speranza soprattutto in Europa dove in questo momento il futuro è un messaggio di paura”.

Quindi sull’immigrazione ha spiegato che nulla cambierà: “La globalizzazione in Europa significa salvare uomini e donne che rischiano la vita, non possiamo non preservare la dignità umana, non possiamo non avere una strategia per l'Africa”, anche se nessuno ha mai dubitato che il nostro avesse qualsivoglia strategia per il continente africano. Quindi il latinismo ricordando che la parola cittadino deriva da “civis”, poi la canzone: “Freedom is in the trying" di Wynton Marsalis. Fuffa assortita. Del resto come ha sintetizzato lo stesso Renzi “la globalizzazione significa molte cose”. Troppe, forse.

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