Bisagno: storia di un partigiano fuori dagli schemi

“Non lottiamo per avere un domani un careghin”

Rievocata dal circolo Sertoli di Molassana (Genova), nell’anniversario della sua nascita (17 settembre), la figura del partigiano cattolico Aldo Gastaldi, medaglia d’oro al valor militare ed eroe della Resistenza in Liguria contrario che combatté solo per la Patria e per l’onore

Giuseppe Brienza
“Non lottiamo per avere un domani un careghin”

Scultura in onore di Aldo Gastaldi (1921-1945), eroe della Resistenza in Liguria, medaglia d’oro al valor militare e “servo di Dio”

Dopo 75 anni il nome di Aldo Gastaldi (1921-1945), eroe della Resistenza in Liguria, medaglia d’oro al valor militare e “servo di Dio”, continua a risuonare nella memoria di chi ha preso parte o vuole conoscere i migliori protagonisti e le vicende vere della guerra civile italiana 1943-1945. Il circolo Sertoli di Molassana (Genova), nell’anniversario della sua nascita (17 settembre), ha organizzato un incontro pubblico nella sede in Valbisagno presentando ai partecipanti il “fazzoletto del partigiano Bisagno”, un pezzo di stoffa rossa sul quale Gastaldi aveva scritto i nomi di 25 caduti della sua formazione. Venticinque nomi da recitare come una formazione mitica, una litania in memoria di combattenti morti per fucilazione, spesso torturati, oppure caduti direttamente in azione di guerra sui monti di Genova e di Chiavari. Da Severino, contadino siciliano fucilato a Borzonasca il 21 maggio del 1944, a “Luci”, morto in combattimento a Busalletta, a dieci giorni dalla Liberazione.

Il fazzoletto rappresenta dunque un documento straordinario, che è rispuntato dai faldoni del fondo di Giovan Battista Canepa “Marzo”, un altro comandante partigiano alla cui compagna, Maria Vitiello, Bisagno l’aveva donato dopo il 25 aprile del 1945.

Sottotenente del XV Reggimento Genio, a pochi giorni dall’armistizio Aldo Gastaldi salì in montagna e, nel giro di pochi mesi, con il nome di “Bisagno”, diventò il comandante più amato della resistenza in Liguria. Impostò la vita della sua formazione secondo le precise regole militari e morali che allora vigevano nell’Esercito italiano.  Non a caso Gastaldi fu sempre il primo ad esporsi fra i suoi ai pericoli e l’ultimo a riposare ed a mangiare, riservandosi spesso e volentieri i turni di guardia più pesanti. Si conquistò così l’amore e la stima degli uomini e delle popolazioni contadine, senza il cui sostegno la lotta partigiana sarebbe stata impossibile.

Cattolico, apartitico, con un carisma straordinario, si oppose con decisione ad ogni tentativo di politicizzazione della resistenza e, per questo, fu malvisto e perseguitato dai comunisti. "Noi non abbiamo un partito - ripeteva ai suoi uomini -, non lottiamo per avere un domani un careghin, vogliamo bene alle nostre case, vogliamo bene al nostro suolo e non vogliamo che questo sia calpestato dallo straniero". 

A partire dalla documentazione raccolta dalla famiglia e dalle interviste a coloro che l’hanno conosciuto, il giovane regista Marco Gandolfo ha realizzato nel 2015 un film-documentario in cui l’itinerario umano e spirituale di Aldo Gastaldi si intreccia alle complesse dinamiche politico-ideologiche che ne hanno accompagnato la vita. Il docu-film Bisagno, il primo lungometraggio documentario curato da Gandolfo come regista, è stato presentato in anteprima il 24 agosto 2015 al Meeting di Rimini, è ancora disponibile sulle principali piattaforme di acquisto online.

Aldo Gastaldi nacque a Granarolo (Genova) il 17 settembre 1921 da Paolo Gastaldi e Maria Lunetti. Dai genitori imparò la fede cristiana e quel senso di severa responsabilità che lo accompagnerà sempre.  

Con l’avvicinarsi della fine della guerra, Bisagno divenne una “pietra d’inciampo” ai piani dei partiti membri del Comitato di liberazione nazionale (Cln). Nella riunione di Fascia (marzo 1945) il Comando militare unico della Liguria chiese a Gastaldi di farsi da parte e questo provocò la reazione dei partigiani che irruppero sul luogo della riunione con le armi spianate contro i rappresentanti del comando. Solo l’intervento di “Bisagno” stesso, che richiamò alla calma i suoi, evitò una carneficina.  Nei giorni successivi alla “liberazione” (25 aprile 1945), Gastaldi si scagliò più volte contro i regolamenti di conti che insanguinarono le strade di Genova. Morì il 21 maggio 1945 vicino a Desenzano del Garda, dopo aver riconsegnato alle famiglie tutti i combattenti affidati al suo comando. 

Oscura la dinamica della sua morte perché, rientrando dopo aver accompagnato l’ultimo dei suoi uomini, rimase vittima di uno strano incidente stradale a seguito del quale dal tetto della camionetta in cui viaggiava. Come ha dichiarato in passato il regista Gandolfo, “per tutto il clima che si era creato nei mesi precedenti, pochi credettero a questa versione ufficiale dei fatti e fin da subito si pensò che fosse stato eliminato…”. Non sarebbe stato il solo uomo scomodo che, per la nuova Italia, avrebbe voluto solo uomini e donne libere. Per chi sognava il comunismo in Italia, quindi, uno come Bisagno non poteva rimanere in vita e guidare gli artefici ed i leader della ricostruzione morale e materiale della Patria. Era uno dei pochi che poteva infatti costituire un pericolo ai comunisti sul piano non solo dell’abilità militare ma anche dell’ascendente sulle popolazioni che entravano in contatto con lui.

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