referendum costituzionale

Per gli italiani l'ombra di un Renzi bis anche in caso di vittoria dei "NO"

Mattarella a Renzi: "Non sciolgo le Camere se perdi il referendum". Se ciò accadesse, l'ipotesi più probabile pende per un altro incarico al toscano

Redazione
Per gli italiani l'ombra di un Renzi bis dopo la vittoria dei "NO"

Foto ANSA

Ma non c'è proprio modo di toglierselo dai piedi? La parola d'ordine, in casa PD, è evitare che il referendum di novembre si trasformi per Matteo Renzi in un plebiscito pro o contro il suo governo. Ma per il premier non è certo così, perlomeno nei suoi pensieri. Sa bene, è certo, che se dovesse vincere il "NO" alla modernizzazione della Carta Costituzionale e alla fine del bicameralismo italiano, lui, come promesso, "un attimo dopo" dovrebbe salire al Quirinale. Ne godono i suoi nemici, dai grillini a Bersani, che molto sapientemente dichiarano che "assolutamente non chiederanno le dimissioni del Premier"; anzi, dice Bersani: "Renzi resti al suo posto anche in caso di sconfitta".

Solidarietà? Cambio di rotta? Scelta del male minore? Ovviamente no. L'obiettivo, come ben sa anche Renzi, è proprio lasciarlo a Palazzo Chigi, indebolito e in ostaggio ad una maggioranza in fibrillazione, per poter distruggere definitivamente quel che resta della sua leadership e impedirgli una seconda chance nella complessa partita che si aprirebbe. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sa bene che si troverebbe tra le mani una bomba con la miccia accesa, e un clima, disegnato anche dagli analisti internazionali, che peggiorerebbe fino a diventare insostenibile. Un effetto Brexit amplificato.

Un messaggio chiaro, però, il Capo dello Stato lo ha inviato a Palazzo Chigi: lo scioglimento anticipato delle Camere non è nel suo orizzonte; cadrebbe, dunque, l'idea che era uscita dal cerchio magico del Premier: un breve governo affidato al presidente del Senato Grasso, con il quasi irraggiungibile obiettivo di realizzare un'armonizzazione, anche minima, delle leggi elettorali per la Camera e per il Senato, che resterebbe allegramente in vita, per poi andare al voto al più presto nella primavera del 2017.

La sicurezza di Renzi, a questo punto, rimane solo la segreteria del PD, dove oggi non esiste una maggioranza in grado di rovesciarlo, né un leader in grado di sostituirlo. E da segretario del partito di maggioranza, avrebbe dunque un peso determinante nelle decisioni e nelle consultazioni al Colle. In sostanza, alla Camera sarebbe impossibile costituire qualunque governo senza i numeri del PD. In attesa di sapere che cosa succederà dopo il voto, e scacciando il fantasma di uno scontro istituzionale, qualora Mattarella restasse fermo nella sua volontà di impedire uno scioglimento anticipato, e Renzi non desse via libera ad un governo, ci si prepara alla dura campagna elettorale d'autunno.

E in attesa di giocare la carta giusta torna a suonare il campanello anche Prodi. Da una parte, i renziani lo inseguono convinti che l'ex premier sia ancora in grado di spostare consensi, dall'altra sono gli anti-renziani a fare pressing, per convincerlo a negare il proprio appoggio. Si racconta addirittura di una Rosy Bindi che tempesta continuamente il Professore ricordandogli tutti i torti subiti da Renzi. Noi, intanto, rimaniamo alla finestra ad aspettare, vediamo se sarà la vecchia guardia ad avere la meglio o se Prodi, prima del referendum, si schiererà ufficialmente per il Sì abbandonando i nostalgici. Una cosa è certa, per i sostenitori della riforma, dopo il voto, non sarà vita facile. 

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