C'è chi dice no all'invasione

Clandestini, la lezione della Svizzera: esercito, droni, espulsioni in 12 ore

I pochi che chiedono asilo devono trovarsi un lavoro e sono tassati più dei cittadini elvetici: devono ripagare l'aiuto che lo Stato ha fornito loro

Redazione
Clandestini, la lezione della Svizzera: barriere, droni, espulsioni in 12 ore e confisca dei beni

Il "Centro unico per migranti" di Rancate. Da rsi.ch

La piccola Svizzera non ha alcuna intenzione di consentire il transito di immigrati clandestini sul proprio territorio, e dopo essersi preparata per anni a una potenziale "invasione", negli ultimi mesi ha blindato come non mai il confine a sud, quello con l'Italia. I droni pattugliano 24 ore su 24 le frontiere ed è stato rafforzato il contingente di guardie di confine, anche con l'impiego di esercito e riservisti. A Rancate, una decina di chilometri da Como, è stato realizzato il primo "Centro unico per migranti" del Canton Ticino. All'interno di un capannone, tecnici dell'esercito elvetico e della Protezione civile hanno creato le camerate e un refettorio, per ospitare fino a un massimo di dodici ore gli immigrati che si presenteranno al confine senza documenti.

"Qui dentro finiranno coloro che non sono interessati a fare richiesta di asilo politico – spiega al Quotidiano Nazionale sabato 20 agosto Renato Pizolli, commissario capo e portavoce della polizia cantonale –. Non si può attraversare la Svizzera senza essere in possesso di documenti, per ovvie ragioni di sicurezza dobbiamo conoscere l'identità di chi entra e chi esce». In base ad un accordo con l'Italia, tutti i clandestini che riescono ad oltrepassare la frontiera senza documenti vengono rispediti al mittente. Quasi nessuno di loro chiede asilo politico alle autorità elvetiche: la procedura è molto rigida e prevede la confisca immediata di tutti i beni sopra i mille franchi di valore.

In Svizzera i richiedenti asilo non solo sono obbligati a trovarsi un lavoro ma, quando lo trovano, sono tassati più dei cittadini svizzeri: devono ripagare l'aiuto che lo Stato ha fornito loro. Nel centro di Rancate finiranno un massimo di 150 persone per non oltre 12 ore, il tempo necessario per prendere loro un'impronta digitale e assegnare un nome, anche di fantasia, per sapere quante volte si sono presentati al confine. "Avranno delle brande fornite dall'esercito su cui potranno dormire – spiega sempre al QN Adamo Willimann, tecnico dell'amministrazione ticinese – ci sarà una mensa dove potranno ricevere un pasto caldo e potranno fare una doccia. È previsto anche un presidio medico, mentre la sicurezza sarà garantita da un'agenzia privata, sotto la supervisione della Polizia cantonale".

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