Voce fuori dal coro

Il capo degli islamici di Como: "Basta clandestini, l'ordine pubblico è a rischio"

L'egiziano Safwat El Sisi presenta un esposto al prefetto per denunciare il degrado generato da presunti profughi: "Se queste persone devono stare in Italia, occorre che rispettino leggi, abitudini e regole. E invece sono aggressivi e strafottenti"

Redazione
Il capo degli islamici di Como: "Basta clandestini, l'ordine pubblico è a rischio"

Foto ANSA - manifestazione pro immigrati a Como - archivio

“Se queste persone devono stare in Italia devono rispettare leggi, abitudini e regole. Va bene accogliere persone in difficoltà, ma parliamo di gente che non paga nulla e nemmeno rispetta le regole più elementari”. A parlare non è un “intollerante populista razzista fascista”, ma un imam già a capo della moschea di via Pino a Como, l’egiziano Safwat El Sisi, a cui due anni fa è stata concessa la cittadinanza italiana.

Segno che il degrado generato dall’immigrazione incontrollata, da presunti o finti profughi che lui stesso non esita a definire clandestini, esaspera chiunque. L’ex capo degli islamici, residente in piazza San Rocco, ha presentato un esposto in prefettura, in questura e al sindaco per denunciare, con parole inequivocabili, una situazione insostenibile. Descrive una “costante e molesta presenza di cittadini stranieri, presumibilmente irregolari” e una “condotta fastidiosa e riprovevole, da parte appunto di “stranieri, che per me sono clandestini, che stazionano per tutto il giorno e anche la sera sotto le mie finestre”, come riporta La Provincia.

Liti e schiamazzi fino a notte fonda, “senza alcun rispetto per gli orari di riposo”, per non parlare dei rifiuti “disseminati nelle aree verdi del Comune” o del fatto che “i signori utilizzano i cespugli come orinatoio”. Storie di ordinaria integrazione e ordinario decoro, insomma. “La convivenza sta diventando sempre più difficile, anche a causa dell’aggressività e della strafottenza”, aggiunge, ricordando cosa succede quando qualcuno richiama lorsignori a un minimo sindacale di civiltà. Partono le aggressioni e le intimidazioni: “Pesanti insulti e minacce oltre a un sasso lanciato contro la mia finestra”. “Non è accettabile una situazione del genere”. Quindi un ammonimento e una facile quanto drammatica previsione: “Io ho preso la cittadinanza italiana, pago tutte le spese e rispetto le leggi, loro invece sono clandestini. Non ho altro termine per definirli. La città di Como deve reagire perché altrimenti si troverà a fare i conti con gravissimi problemi di ordine pubblico”.

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