Editoriale sul Corsera

Panebianco: "L'Unione Europea? Impicciona e malata di dirigismo"

"Il Parlamento europeo resta un’istituzione assai carente (per usare un eufemismo) sotto il profilo democratico". "Non si è placata la 'furia regolamentatrice' con cui i preposti organi della Ue si occupano di ingabbiare il mercato unico europeo"

Redazione
Panebianco: "L'Unione Europea? Impicciona e malata di dirigismo"

Foto ANSA

L’editorialista del Corriere Angelo Panebianco, di certo non vicino ai movimenti “populisti”, pubblica un’interessante riflessione sulla “furia regolamentatrice” e sulla natura “impicciona e dirigista” dell’Unione Europea. “Persino oggi – scrive nell’articolo intitolato “Imballare un uovo in Europa” - con un’Unione Europea a rischio di disgregazione, non si è placata la «furia regolamentatrice» con cui i preposti organi della Ue (Parlamento europeo incluso) da sempre si occupano di «perfezionare» — in realtà, di ingabbiare — il mercato unico europeo, continuando ad accumulare, dissennatamente, norme su norme: si tratti delle recenti disposizioni che riguardano l’imballaggio delle uova commerciabili all’interno della Ue oppure dei regolamenti — giustamente celebri, in quanto oggetti di feroci ironie — sulle dimensioni obbligatorie di certi prodotti agricoli”.

Panebianco esorta l’Ue a “cambiare”, come un Sandro Gozi in vena di originalità, quindi si scaglia contro l’ipotesi di un ritorno “agli staterelli impotenti” paventando il Babau populista, eppure fa alcune osservazioni difficilmente riscontrabili sulla stampa di regime. Come per esempio il fatto che i regolamenti paradossali imposti dalla Ue siano spesso esiziali per l’economia reale: “È falso che quella furia regolamentatrice non abbia alcun rapporto con la crisi europea. Non si tratta di folklore – spiega - Non c’è soltanto un’idea malata su cosa sia un mercato, l’incapacità di vedere la differenza fra un libero mercato (retto da poche norme generali) e un mercato nonlibero, «amministrato», di stampo corporativo. (…)"

Prosegue: "C’è anche un’idea sbagliata sul rapporto fra Unione e democrazia. Talché, qualunque intrusione nella vita degli europei diventa lecita, dotata del necessario pedigree democratico, se porta il timbro del Parlamento europeo. È in omaggio a questa idea che il Trattato di Lisbona ne ampliò le competenze. Peccato che il Parlamento europeo resti un’istituzione assai carente (per usare un eufemismo) sotto il profilo democratico. Forse i parlamentari europei credono sinceramente di avere avuto un «mandato» da parte degli elettori per impicciarsi, insieme al Consiglio e alla Commissione, delle loro vite. Formalmente è così ma nella sostanza no. La schiacciante maggioranza di coloro che li hanno votati lo ha fatto senza neppure sapere che cosa, una volta eletti, sarebbero andati a fare. Le scelte di voto dei pochi elettori che partecipano alle elezioni europee sono sempre motivate dalla volontà di manifestare ostilità oppure appoggio per il governo nazionale in carica nel Paese di ciascuno di loro”. E ancora: “Non abbiamo più bisogno di un’Europa impicciona, malata di dirigismo, né di un’Europa che scimmiotta la democrazia rappresentativa”.

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