Interventi sbilanciati

Lo Stato si dimentica dei giovani, che risultano sempre più a rischio di povertà

Dai dati dell'analisi dell'Istat sulla redistribuzione del reddito, dipende soprattutto dalle difficoltà di ingresso e di permanenza nel mercato del lavoro

Redazione
Lo Stato si dimentica dei giovani, che risultano sempre più a rischio di povertà

Gli aiuti pubblici dimenticano completamente i giovani, che sono sempre più a rischio di povertà: è questo il risultato dell'analisi dell'Istat sulla redistribuzione del reddito 2016, diffusa mercoledì. Dall'analisi delle stime del rischio di povertà per le diverse classi di età si evince, oltre alla evidente funzione di sostegno delle pensioni per le persone di 65 anni e più, anche un aumento del rischio di povertà, dopo l'intervento pubblico, per i giovani nella fascia di età che va dai 15 ai 24 anni (dal 19,7 al 25,3%) e per quelli dai 25 ai 34 anni (dal 17,9 al 20,2%). Un limite evidente del sistema dal punto di vista dell'equità è la debole tutela accordata ai minori in presenza di bassi livelli del reddito familiare: per effetto dell'intervento pubblico il rischio di povertà aumenta dal 20,4 al 25,1% per chi ha meno di 14 anni.

Per come sono configurati gli interventi pubblici, solo un'esigua percentuale degli adulti e dei giovani migliora la propria collocazione. Per esempio, soltanto il 16,3% degli individui fra i 25 e i 34 anni del quinto più povero avanza nella scala dei redditi grazie all'intervento statale. Nello stesso tempo, fra gli individui dai 25 ai 34 anni del quinto più povero di reddito primario, l'83% dopo l'intervento pubblico non migliora la propria posizione, mentre il 65% di quelli del secondo retrocede. Lo svantaggio relativo dei giovani in età attiva, spiega l'Istat, "non dipende tanto dalla priorità assegnata dal sistema alla redistribuzione previdenziale, ma soprattutto dalle difficoltà di ingresso e di permanenza nel mercato del lavoro, segnalate dagli elevati tassi di disoccupazione femminile e giovanile".

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