La Rai sotto controllo

Telerenzi, prove di ordinaria propaganda

Il premier al Tg1 si esibisce nella solita intervista priva di contraddittorio. Spavalderia e arroganza tra un buffetto alla minoranza interna e un attacco al M5S

Marco Dozio
Telerenzi, prove di ordinaria propaganda

Foto ANSA

Epurati i giornalisti liberi e critici, il padrone della televisione pubblica ora può pontificare ancor più allegro e spavaldo. Senza ostacoli e impicci democratici tra i piedi. Renzi ieri al Tg1 ha regalato un saggio di quanto ci aspetta da qui al referendum costituzionale. Propaganda martellante e unidirezionale. Ha ribadito che se perderà lascerà la politica: “È un modo di essere seri, io non sono come chi in passato si aggrappava alla poltrone”, quindi ha magnificato le proprietà taumaturgiche della riforma renzian-boschiana: “Il referendum è importantissimo: riduce di un terzo i parlamentari, mette un tetto agli stipendi dei consiglieri regionali, si dà finalmente stabilità all'Italia”, poi modestamente ci ha suggerito di essere orgogliosi del suo operato:“Gli italiani devono essere fieri che noi non siamo la casta ma in prima linea per cambiare l'Italia”.


Un buffetto all'innocua minoranza interna: "Stavo in pensiero che la minoranza non avesse un pensiero critico. Ma ad ottobre si fa un referendum sulla Costituzione e non sul congresso Pd". E un attacco al M5S: “Non rispondiamo alla Casaleggio associati, siamo una comunità che discute”. E soprattutto che pontifica dal Tg1 senza contradditorio.  

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