iniziata la reazione alla rivoluzione degli italiani

"Risorse", cacciaviti e katane

Persino le coscienze più evolute si sono abituate alla legge del Bronx, facendo precipitare l’asticella della sensibilità generale

Helmut Leftbuster
"Risorse", cacciaviti e katane

Torino, somalo aggredisce passanti con un cacciavite (da Il Giornale del 2.4.19); Milano, straniero gira in pieno giorno con una katana sguainata, con cui poi minaccia i passanti e aggredisce i finanzieri accorsi per bloccarlo (da Il Fatto Quotidiano del 4.4.19). Sassari, gambiano irrompe in questura e ferisce due agenti (da La Nuova Sardegna del 24. 3. 19). Brescia, in pieno giorno due marocchini pregiudicati assaltano un autobus e rapinano il conducente (da Il Giornale del 3.4.19). In ultimo citiamo il caso del povero ragazzo sgozzato con dichiarate motivazioni razziste, ovvero perché “era un italiano troppo felice”. Tutti fatti tanto gravi quanto ravvicinati nell’unità di tempo, come dimostrano le date in sequenza. Ebbene, un singolo fattaccio di questi, solo una ventina d’anni fa, avrebbe scosso per settimane le “medievali” coscienze della gente.

Invece, dopo decenni di sinistrismo imbibito di una cultura filmica e letteraria basata sulla violenza metropolitana col falso alibi di denunciarla (Gomorra docet), e dopo decenni di degrado pilotato dalle élite di intrallazzatori con le auto blindate e la scorta anche al cesso, persino le coscienze più evolute si sono abituate alla legge del Bronx, facendo precipitare l’asticella della sensibilità generale. E forse era esattamente questo che i progettisti volevano.

Fatto sta, che le politiche democraticamente scelte dagli Italiani per riportare le lancette della civiltà e i parametri della legalità là dove si trovavano prima del folle diluvio immigrazionista, sono recepite dai nostri “ospiti” come una guerra. Guerra alla quale non par loro vero di rispondere con episodi di violenza gratuita nei quali il movente d’odio viene rivendicato apertamente (come nel caso denunciato da Il Giornale del 14-4-19, che ha visto 8 marocchini massacrare un povero ragazzo per quelli che la stampa di regime definisce “futili motivi”).

In tutto questo, ad uno dei maggiori simboli d’Occidente vien dato fuoco senza che il “focus” dell’evento venga minimamente posto sui responsabili, mentre il papa bacia i piedi a quei governanti africani da cui i migranti dicono di scappare. Qua non si tratta più di difendere Abele; qua si tratta di decidersi una volta per tutte ad evitare di fare la sua fine.

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