Giustizia da operetta

"Clandestini" salvati dai giudici, accolto il 70% dei ricorsi. Il prefetto: "Decisioni superficiali"

Mentre le commissioni territoriali bocciano la maggioranza delle domande, in appello è boom di istanze accolte. Angelo Trovato, capo delle commissione: "Sentenze che lasciano perplessi. Si fa riferimento al sito Viaggiare Sicuri o si ritiene l'intera Nigeria non sicura"

Marco Dozio
"Clandestini" salvati dai giudici, accolto il 70% dei ricorsi. Il prefetto: "Decisioni superficiali"

Foto da internet

Se il richiedente asilo vede la sua domanda bocciata dalla commissione territoriale, può sempre contare su un giudice accomodante. Che in secondo grado può ribaltare la sentenza e concedere lo status di rifugiato o una forma di protezione umanitaria. Succede nel 70% dei casi, come ha spiegato il prefetto Angelo Trovato, presidente della commissione nazionale per il diritto d’asilo, durante un’audizione dello scorso 31 gennaio alla commissione parlamentare di inchiesta sul sistema di accoglienza. “Dal 2014 al 30 dicembre 2016 i ricorsi presentati sono 53.438. Di questi, sono definiti il 18 per cento (9.690), di cui il 70 per cento accolti, il 29 per cento rigettati e ben l'81 per cento pendenti”.

Dunque al “clandestino” conviene eccome proseguire l’iter per la domanda d’asilo a spese del contribuente, nonostante in prima istanza sia stato dichiarato “irregolare”, dunque teoricamente da espellere e rimpatriare, da una commissione prefettizia composta da funzionari ministeriali, da rappresentanti degli enti territoriali e persino dell’Unhcr, l’alto commissariato per i rifugiati dell’Onu.

Spesso gli immigrati si appellano alla benevolenza approssimativa dei giudici onorari, come ammette lo stesso Trovato: “Ci siamo anche interrogati sulle cause di questo alto numero. Il problema è assolutamente complesso. Ci siamo resi conto che soprattutto da parte dei giudici onorari le chiavi di lettura sono completamente diverse. Ovviamente, questo è un dato che ci preoccupa, ragion per cui stiamo lavorando, insieme al Ministero della giustizia, per fare formazione comune, proprio perché vediamo delle sentenze che, sinceramente, ci lasciano perplessi. Penso a quando si fa riferimento al sito Viaggiare Sicuri oppure quando a un Paese ampio come la Nigeria, in cui le aree di rischio sono confinate al nord o dove opera Boko Haram, viene data per intero la caratteristica di Paese non sicuro”.

Le dichiarazioni del prefetto sono sconcertanti. Descrivono un sistema pasticciato e cialtronesco dove vige la più totale discrezionalità, dove il giudizio è inficiato da opinioni abborracciate e dove si distribuiscono status a vario titolo in base a ricerchine su internet. “La verità è che a volte i giudici, soprattutto se onorari, prendono decisioni influenzati da simpatie personali”, spiega un avvocato del foro di Milano esperto di problematiche legate all’immigrazione, riportando il caso di kosovari a cui è stato accordato lo status anche se da quelle parti la guerra è finita nel 1999.

“Spesso il meccanismo dei permessi umanitari funziona come una sanatoria per motivi di lavoro, spesso alla base della concessione del permesso non c’è alcuna motivazione politico-umanitaria. Lo status diventa un escamotage”. In molti casi i giudici concedono la protezione sussidiaria, ovvero un permesso di soggiorno di cinque anni, oppure il permesso di soggiorno umanitario che dura due anni. Al termine dei quali, gli immigrati beneficiari di questi permessi tornano “irregolari” dunque “clandestini”: “Possono però presentare un nuovo ricorso” ricominciando da capo.

E il contribuente paga. Gli avvocati in media intascano poco per la singola causa di patrocinio gratuito sui richiedenti asilo, dai 650 ai 900 euro. Ma grazie ad associazioni pro migranti e sindacati di categoria che fanno da tramite, esistono studi legali che si sono specializzati nei ricorsi degli immigrati. E si occupano solo o prevalentemente di questo, guadagnando montagne di denaro prelevato dalle tasche del contribuente.

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