Li avevano messi loro...

Gli adesivi "fascisti" di Pavia? Quasi un migliaio in casa di anarchica torinese

Trovati nel corso degli arresti per i violenti scontri del 22 febbraio. In carcere due attivisti del centro sociale Askatasuna, che tirarono le bombe agli agenti

Redazione
Gli adesivi "fascisti" di Pavia? Quasi un migliaio in casa di anarchica torinese

Uno degli adesivi appesi a Pavia

Poco prima delle elezioni politiche del 4 marzo, a Pavia venne denunciata l'affissione sulle porte di casa di decine di attivisti di sinistra di adesivi con scritto "Qui ci abita un antifascista". Il giorno prima del voto e la stessa domenica elettorale politici di quell'area, compresi alcuni sindaci, oltre che attivisti dell'ANPI e l'ufficio di Presidenza di Avviso Pubblico del della città lombarda gridarono allo scandalo, accusando presunti 'fascisti' di aver marchiato le abitazioni dei cosiddetti 'antagonisti', arrivando a paragonare l'accaduto alla marchiatura con vernice rossa delle porte delle case degli appestati nel XVII secolo.

"Li troveremo" disse Edoardo Gandini, noto avvocato pavese di sinistra. "Alcune telecamere li hanno filmati. Presto sapremo chi sono". E giù a parlare di "clima pesante, intimidatorio, squadrista" accusando i partiti di destra, centrodestra ed estrema destra. Sembra che ora siano stati davvero trovati, i responsabili di quell'azione: una retata ha portato lunedì sera all'arresto di alcuni militanti del centro sociale Askatasuna, responsabili degli scontri avvenuti a Torino lo scorso 22 febbraio, con attacchi ai poliziotti con bombe carta riempite di schegge e chiodi. In casa di una anarchica arrestata, ecco comparsa la sorpresa...

Nell'abitazione della studentessa "No Tav" 22enne Valeria Grassi, la polizia ha trovato circa 800 di quegli adesivi con la scritta "Qui abita un antifascista", riconducibili al movimento antagonista di Pavia. Non si tratta affatto, quindi, di un "tentativo non riuscito di intimidire": a quanto parte, la regia dietro il 'caso Pavia' è tutta interna all'estrema sinistra. Nel corso dell'operazione che ha smascherato il caso gli agenti, diretti dalla Procura di Torino, hanno notificato tre ordinanze di custodia cautelare, due in carcere uno ai domiciliari, e quattro obblighi di presentazione alla Polizia dirette a militanti del centro sociale.

Agli indagati vengono contestati i reati di resistenza a pubblico ufficiale aggravata in concorso con altri soggetti in corso di identificazione e, per uno di loro, anche di esplosione di artifici pirotecnici per incutere pubblico timore e suscitare pubblico disordine. Perquisizioni anche in casa di Lavinia Flavia Cassaro, la maestra che durante la manifestazione non autorizzata del 22 febbraio scorso, aveva augurato la morte agli agenti polizia impegnati in piazza. La Cassaro è indagata per istigazione a delinquere, oltraggio e minacce a pubblico ufficiale. A suo carico è avviato un provvedimento disciplinare da parte dell’ufficio scolastico.

L'operazione è frutto delle articolate indagini avviate subito dopo la conclusione degli scontri durante i quali alcuni agenti e militari avevano riportato lesioni attribuibili alo scoppio di bombe carta riempite di rondelle metalliche e chiodi. "Nessun rimorso, nessuna ipocrisia da parte nostra", questo il tenore della nota diffusa dagli esponenti del centro sociale torinese Askatasuna in relazione ai provvedimenti restrittivi destinati ai suoi attivisti indagati per i violenti scontri. "Quel comizio era un'indecenza" hanno dichiarato gli antagonisti. "Abbiamo fatto la sola cosa che era giusta da fare: tentare di raggiungerlo per contestarlo".

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