Storico incontro

Trump-Sauditi: cambia il mondo

Con Sarkozy crolla il mito delle "Primavere Arabe"

Max Ferrari
Trump - Sauditi: cambia il mondo

Mohammad Bin Salman con Donald Trump

Ci piaccia o no il destino del mondo dipende dal destino di una manciata di nazioni e oltre ai giganti (USA, Cina e Russia) ce ne sono due in Medio-Oriente, Israele e Arabia Saudita, che fino a tempi recentissimi si guardavano con forte sospetto, per usare un eufemismo, ma oggi, grazie a Trump e all'emergere di una leadership giovane e illuminata a Ryad cominciano a parlarsi e potrebbero portare ad una pacificazione e stabilizzazione dell'area di cui tutto il mondo si gioverebbe. Tutto è iniziato con il primo viaggio di Trump da presidente, che il genero Jared Kushner ha fortemente voluto con tre tappe simboliche (Ryad-Gerusalemme-Roma) e sta continuando con la storica prima visita del principe della corona saudita, Mohammad Bin Salman (MBS) in America.

Ieri il principe ha incontrato Trump e oltre a parlare di business e politica ha ribadito il proprio impegno ad una dura lotta al fanatismo e al terrorismo sotto ogni forma. Parole vane? No, perché chi segue le vicende del Regno sa bene che gli arresti e la stretta sui predicatori estremisti sono reali, la famigerata "polizia della morale" è stata smantellata, il dialogo coi cristiani è partito con slancio ed è culminato con una visita di MBS nella cattedrale cristiana di San Marco al Cairo accanto al Papa copto. L'emancipazione delle donne vede una continua e velocissima evoluzione: si è passati dall'aumento delle donne sui luoghi di lavoro, alla libertà di guidare, a quella di poter avere l'affido dei figli in caso di divorzio, alla possibilità di andare al cinema, vedere concerti e ora si parla apertamente della non necessità della lunga veste nera e del velo.

Lo avevano già detto eminenti commentatori e principesse, ma il concetto è stato ribadito a Washington dal principe che ha spiegato che l'importante è essere vestiti in maniera rispettosa di sé e degli altri, e così pare chiaro che, almeno tra le giovani, il velo e l'abaya abbiano i giorni contati. Che le riforme sarebbero state una cosa vera ce lo aveva raccontato qui, mesi fa, il giovane direttore di Arab News, Faisal J.Abbas, che oggi segue il viaggio di MBS in America e spiega che Trump (e Kushner) hanno avuto la grande intuizione di capire che senza trovare un alleato forte, autorevole e voglioso di guidare una vera rivoluzione (non le false e destabilizzanti "primavere arabe" di Obama e Sarkozy) tra i paesi arabi, gli Stati Uniti si sarebbero trovati di nuovo invischiati in un mondo di conflitti irrisolti e irrisolvibili.

Non sfugge a nessuno, infatti, la straordinaria e inedita possibilità di successo di una la lotta al radicalismo islamico fatta insieme ai sauditi che ospitano la Mecca, Medina, hanno i più importanti giureconsulti e i mezzi economici per diffondere un pensiero equilibrato, moderato e lontano dall'islam politico della Fratellanza Musulmana. MBS non ha mai nascosto le responsabilità dei radicali sauditi nel recente passato,ma ha detto che con lui quell'epoca era chiusa, i radicali sarebbero stati schiacciati, e lo ha fatto. "In USA - scrive Faisal J. Abbas - hanno capito che ogni sforzo contro gli estremisti richiede il supporto religioso e la potenza militare di Ryad. Trump lo ha visto a maggio quando i sauditi hanno radunato per lui 50 capi di stato arabi e musulmani e dimostrato le potenzialità di una coalizione islamica contro il terrorismo. Trump ha anche visto i primi segni della trasformazione del Regno secondo il progetto Vision 2030" che vuole modernizzare il paese e diversificare le fonti di produzione della ricchezza, oggi troppo legate all'industria del petrolio.

La sensazione è che se Trump potesse lavorare nella sua opera di mediazione senza essere disturbato da continui scandaletti montati dai giornali e ingigantite in Europa, la questione palestinese potrebbe essere presto risolta e d'altra parte il ministro degli Esteri saudita non ha fatto mistero del fatto che esiste una road-map per la normalizzazione dei rapporti con Israele. Certo è interessante vedere che nel giorno in cui Sarkozy, il grande destabilizzatore della Libia e del Mediterraneo, viene messo in stato di fermo dalla polizia proprio a causa delle oscure vicende libiche che furono prodromiche alla famigerata "primavera egiziana" che portò i fanatici al potere, in America si incontrano e si trovano in sintonia due "uomini nuovi", due sovranisti, che il mondo dei mass media indica come "populisti" ma che a differenza di Sarkozy e della sua sinistra compagnia di "democratici" potrebbero riportare ordine e stabilità in un mondo che ne ha forte bisogno.

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