Reddito di avviamento al lavoro

Siri: "Prestito d'onore per chi è in difficoltà. Ma niente assistenzialismo"

La proposta della Lega: il cittadino che vive situazioni di disagio potrà chiedere un prestito a tasso zero, con la garanzia dello Stato. Il rimborso inizierà una volta raggiunta l'autonomia finanziaria. La misura non peserà sulla fiscalità generale

Marco Dozio
Siri: "Prestito d'onore per chi è in difficoltà. Ma niente assistenzialismo"

Un aiuto alle persone in difficoltà, rimaste senza lavoro, lontano anni luce però da logiche assistenziali. Si chiama "reddito di avviamento al lavoro", misura elaborata da Armando Siri, neo senatore della Lega e teorico della Flat tax. Il cittadino che vive situazioni di disagio potrà chiedere un prestito a tasso zero, con la garanzia dello Stato: il primo anno coperto al 50% dallo Stato, il secondo anno per il 30%, il terzo totalmente a carico del richiedente.

La differenza col reddito di cittadinanza propugnato dal M5S è sostanziale, trattandosi di un prestito che, in parte, il cittadino s’impegna a restituire una volta rientrato nel mercato del lavoro. “Non è un sussidio. C’è una differenza di paradigma.  Il M5S propone un reddito di cittadinanza per tutti, ovvero uno strumento assistenziale. Ma l’assistenza va attivata per chi non è in grado di agire nel mondo della produzione. Per gli invalidi, gli anziani, i minori. Non per un individuo che ha le doti psico-fisiche per concorrere alla sua autosussistenza. Di fronte alla situazione di crisi economica, mettiamo a disposizione una sorta di prestito d’onore o di prestito ponte al quale le persone, momentaneamente fuori dal modo del lavoro, possono accedere mentre cercano un’occupazione”, spiega al Populista il consigliere economico di Salvini.

Il “Ral” è uno strumento differente anche dal classico sussidio di disoccupazione. “Non si tratta di prendere i soldi per starsene a casa sul divano. C’è chi magari rifiuta proposte di lavoro preferendo percepire il sussidio, e magari lavorando in nero. Nel caso del Ral non sarebbe possibile, perché i soldi elargiti dovranno essere, in parte, restituiti”.  Il provvedimento nei primi 3 anni richiederebbe un investimento di 11 miliardi e mezzo, che però non andrà a incidere sulle tasche degli italiani.

 “Si tratta di un prestito che viene erogato con la garanzia di Cassa Depositi e Prestiti. La parte a carico dello Stato viene recuperata sotto forma di credito d’imposta nei venti anni successivi. In sostanza i soldi possono essere recuperati con un credito d’imposta che viene fatto dallo Stato nei confronti di Cdp o degli enti coinvolti: circa 575 milioni l’anno spalmato in vent’anni, dunque non è una misura che va a pesare sulla fiscalità generale”. 

Il cittadino potrà ottenere il contributo pubblico valido sino all'ottenimento di un lavoro, in ogni caso non oltre la prima offerta di occupazione, coerente con il proprio profilo professionale, proposta dall'ufficio di collocamento ed eventualmente rifiutata dal beneficiario. Cassa Depositi e Prestiti metterà a disposizione del sistema bancario o delle Poste i soldi o le garanzie necessarie all’erogazione dei contributi. Chi è in difficoltà potrà beneficiare di un sostegno economico senza l’onere di un rimborso imminente e, appunto, a tasso zero. “Al momento delle scadenze dei prestiti l'importo non rimborsato da parte del cittadino costituirà per il sistema bancario o  Poste Italiane un credito fiscale, che gli istituti potranno utilizzare per ripagare CDP”. Il rimborso graduale inizierà quando il cittadino avrà raggiunto una sufficiente autonomia finanziaria. La trattenuta sul reddito sarà definita entro una percentuale massima, da stabilire, ed entro un lasso di tempo di 20 anni.

"Ma lo Stato non resta a guardare. Ci impegniamo con la Flat tax, l’abbassamento delle imposte e l'attuazione di investimenti, a far ripartire il lavoro - aggiunge Siri -. Noi abbiamo un piano di sviluppo per l'Italia. Entro 5 anni dobbiamo avere le infrastrutture di un Paese che vuole essere concorrenziale nel campo della logistica. Vogliamo portare posti di lavoro, incentivare la crescita. Vogliamo offrire un posto di lavoro che sia corrispondente alle attitudini professionali di chi è in cerca di un impiego: se facevi l’infermiere non puoi fare il meccanico. Abbiamo 4 milioni di disoccupati: creare 3 offerte di lavoro per ciascuno di loro, come immagina qualcuno, significherebbe generare 12 milioni di posti di lavoro, e non mi pare realistico". 

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